Ad Accadia, sui Monti Dauni, il blues non arriva soltanto come musica. Arriva come viaggio. Attraversa Napoli, il Mississippi, le paludi della Louisiana e infine le grandi stagioni del soul afroamericano, portando in piazza storie, suoni e contaminazioni che sembrano appartenere a luoghi lontanissimi e che invece, per due sere, trovano casa in uno dei borghi più suggestivi dell’Appennino pugliese. È questa la scommessa dell’Accadia Blues Festival, manifestazione che trasforma piazza Matteotti in un piccolo crocevia internazionale della musica. Martedì 4 agosto il sipario si apre alle 21.30 con Peppe ‘O Blues, cantante e chitarrista napoletano che da trent’anni porta avanti una personale idea di blues mediterraneo. Cinque dischi all’attivo e collaborazioni con nomi leggendari come Buddy Miles, Otis Rush e Shirley King raccontano una carriera costruita sul rapporto diretto con le radici del genere, ma anche sulla capacità di rileggerle attraverso una sensibilità tutta italiana. Sul palco, insieme a lui, ci saranno Ennio Di Domenico alla chitarra, Alfonso Giunchino al basso e Antonio Calabritto alla batteria. Un quartetto pronto a trasformare la piazza in un luogo dove il blues smette di essere soltanto memoria e torna a essere musica viva, fisica, da ascoltare ma soprattutto da vivere. Poi il viaggio cambia latitudine. Nel secondo set arrivano gli Hotel La Salle, storica blues band italiana attiva da trentatré anni. Il loro nome evoca un fatiscente albergo di New Orleans e già questa scelta racconta la filosofia del gruppo: andare alla ricerca di quell’America musicale fatta di locali, strade, paludi, blues e contaminazioni. Il loro sound mette insieme Louisiana slide e swamp music, funky, rock, psichedelia, jazz e radici acustiche. È una musica che non ama i confini e che proprio per questo sembra particolarmente adatta a un festival nato in un territorio di confine come il Subappennino Dauno. Ad Accadia, così, il Mississippi diventa metafora e geografia immaginaria. Le chitarre fanno viaggiare il pubblico verso New Orleans, mentre intorno restano le pietre e le strade del paese, i vicoli e il paesaggio dei Monti Dauni. È uno dei paradossi più affascinanti del festival: per raccontare un territorio si sceglie una musica nata migliaia di chilometri più a ovest, ma capace di parlare un linguaggio universale. Mercoledì 5 agosto il viaggio entra invece nel cuore del soul. La protagonista è Martha High, una delle grandi voci afroamericane della musica internazionale e storica vocalist della band di James Brown, con il quale ha condiviso oltre trent’anni di carriera. La sua presenza porta ad Accadia una parte importante della storia della musica nera americana: quella stagione in cui soul, rhythm and blues e funk diventarono il linguaggio di un’intera generazione. Non è dunque soltanto un cartellone musicale quello costruito ad Accadia. È un progetto che utilizza la musica come strumento di promozione e racconto del territorio. L’ingresso gratuito a tutte le serate amplia la possibilità di partecipazione e trasforma il festival in un appuntamento capace di attirare pubblico anche oltre i confini dei Monti Dauni. Dietro la manifestazione c’è anche una precisa idea di rilancio turistico del Subappennino Dauno. Il festival è sostenuto dal Ministero della Cultura e dalla Regione Puglia e fortemente voluto dal Comune di Accadia, con il sindaco Agostino De Paolis. A presentare le serate sarà Tonio Toma. E proprio Accadia diventa, per qualche notte, il punto d’incontro tra due mondi apparentemente lontani. Da una parte c’è il patrimonio materiale di un borgo appenninico che cerca nuove occasioni di valorizzazione; dall’altra una musica nata dall’incontro di culture, migrazioni, sofferenze e contaminazioni. La prospettiva è anche quella del recupero del rione Fossi, uno dei luoghi simbolo di Accadia, destinatario di interventi legati ai fondi del PNRR e al progetto di restituzione alla piena fruibilità di un quartiere che per lungo tempo è rimasto ai margini della vita del paese. Il blues, in questo scenario, diventa più di una colonna sonora. Diventa un modo per riaccendere i riflettori su un territorio che vuole tornare a essere destinazione. Per due sere le note di Peppe ‘O Blues, degli Hotel La Salle e di Martha High accompagneranno così un paese che prova a raccontarsi attraverso la musica, puntando sulle proprie radici ma senza paura di guardare lontano. Perché forse è proprio questa la forza del blues: nascere in un luogo preciso e riuscire, ogni volta, a sentirsi a casa ovunque.