Tra Rocchetta e Lacedonia la stazione elettrica a cento metri dalle case: la battaglia della famiglia Scola
A Lacedonia, in contrada Macchialupo, una famiglia di tre generazioni si oppone alla realizzazione di una stazione elettrica del parco eolico “Origlia”, prevista a soli cento metri dalle abitazioni. Oltre 40 pagine di osservazioni tecnico-legali chiedono alla Regione Campania di spostare l’impianto e sollevano dubbi su distanze, documentazione progettuale, impatto ambientale e mancata informazione dei residenti.

A Lacedonia, in contrada Macchialupo, la quiete di tre abitazioni, dove vivono tre generazioni della stessa famiglia, si è improvvisamente trasformata in preoccupazione. A poco più di cento metri dalle loro case potrebbe infatti sorgere una stazione elettrica al servizio del parco eolico “Origlia”, un progetto destinato a produrre energia e a immetterla nella rete nazionale.
Qui, sul confine tra l’Irpinia e i territori di Rocchetta Sant’Antonio e Sant’Agata di Puglia, la vicenda energetica si misura con una realtà molto concreta: finestre, terreni, abitazioni e una quotidianità che rischia di cambiare radicalmente.
La stazione elettrica raccoglierebbe l’energia prodotta da sei aerogeneratori, per una potenza complessiva di 30 megawatt, previsti tra Lacedonia e Aquilonia. Il progetto, presentato dalla società SKI 20 Srl, prevede un impianto fisso su un’area recintata di oltre mezzo ettaro, destinato a rimanere operativo per tutta la vita del parco.
Ed è proprio sulla collocazione della stazione che la famiglia Scola ha deciso di intervenire. Oggi ha depositato alla Regione Campania le proprie osservazioni, chiedendo che l’impianto venga spostato. Al loro fianco l’avvocato Marco Trivisonne, del Foro di Foggia, e il geometra Alfonso Sansone, nominato tecnico di parte.
Un documento di oltre quaranta pagine, nel quale le contestazioni sono di natura sia tecnica sia legale e mettono sotto la lente soprattutto la distanza dalle abitazioni.
Secondo quanto sostenuto nelle osservazioni, avere una stazione elettrica a circa cento metri dalle case significherebbe innanzitutto affrontare una lunga fase di cantiere, con l’arrivo di mezzi pesanti e la trasformazione temporanea di un contesto oggi prevalentemente agricolo. Ma il problema, per la famiglia, non si fermerebbe alla fase dei lavori.
A preoccupare sono anche il funzionamento continuo dei trasformatori, con il possibile rumore prodotto giorno e notte, gli aspetti legati ai campi elettromagnetici e alle relative fasce di rispetto, oltre alla possibile svalutazione degli immobili. Sullo sfondo c’è soprattutto la trasformazione permanente del paesaggio rurale nel quale le tre abitazioni sono inserite.
Nelle oltre quaranta pagine depositate alla Regione viene inoltre evidenziato quello che la famiglia considera un vuoto nella documentazione progettuale. Esiste, infatti, un elaborato dedicato alla verifica delle distanze tra gli impianti e le abitazioni, ma tale verifica riguarderebbe le sei pale eoliche. Per la stazione elettrica, che sarebbe invece l’opera più vicina alle abitazioni, secondo quanto riportato nelle osservazioni non risulterebbe una verifica analoga.
C’è poi una seconda questione, che per la famiglia assume un peso particolare.
Il 3 agosto la Regione Campania ha pubblicato un avviso relativo a una modifica del progetto, comunicando lo spostamento di tre aerogeneratori e la riapertura della consultazione per quindici giorni. Nello stesso avviso, però, non sarebbe stato indicato un analogo spostamento della stazione elettrica, che nella precedente versione progettuale era prevista in un’altra posizione.
È proprio questo passaggio a rappresentare uno dei punti centrali delle osservazioni presentate. La domanda posta dalla famiglia è semplice: se il progetto può essere modificato e se in una precedente versione la stazione elettrica era prevista altrove, perché non sarebbe possibile individuare una collocazione più distante dalle abitazioni?
La questione, dunque, non riguarda soltanto l’opportunità di realizzare un impianto per la produzione di energia rinnovabile, ma il modo in cui quell’impianto viene progettato e inserito nel territorio. La famiglia Scola non contesta in astratto l’energia eolica: chiede che, nella scelta della posizione delle infrastrutture necessarie al funzionamento del parco, venga considerata anche la presenza delle abitazioni.
A rendere ancora più amara la vicenda, raccontano, è il modo in cui la famiglia è venuta a conoscenza dell’iniziativa. Nessuna lettera, nessun avviso direttamente ricevuto. La scoperta sarebbe arrivata quasi per caso, lasciando pochi giorni, peraltro nel pieno del mese di agosto, per comprendere la documentazione e organizzare una risposta tecnico-legale.
Ora la parola passa alla Regione Campania, chiamata a valutare le osservazioni presentate.
Per la famiglia Scola, però, quella di Macchialupo non è soltanto una pratica amministrativa. È la difesa di un luogo abitato da tre generazioni, di una campagna che rischia di cambiare volto e della possibilità di continuare a vivere nelle proprie case senza avere, a cento metri di distanza, una stazione elettrica destinata a funzionare per decenni.
E mentre le pale eoliche dovrebbero trasformare il vento in energia, a terra resta una domanda che riguarda direttamente chi in quei luoghi ci vive: fino a dove può arrivare il confine tra la necessità di produrre energia e il diritto di non vedere stravolto il proprio ambiente di vita?
La famiglia, intanto, si è riservata di impugnare l’eventuale autorizzazione qualora il procedimento dovesse concludersi senza tenere adeguatamente conto delle osservazioni depositate.
