Oggi, nel giorno in cui l’Italia saluta Emma Bonino, scomparsa all’età di 78 anni, la memoria torna inevitabilmente a una donna che con lei condivise una parte fondamentale della storia radicale: Maria Teresa Di Lascia, figlia di Rocchetta Sant’Antonio, piccolo paese dei Monti Dauni, terra di confine tra Puglia, Irpinia e Basilicata. È una storia che parte da lontano e che racconta non soltanto un sodalizio politico, ma anche l’incontro tra due personalità femminili fortissime, capaci di interpretare in maniera diversa e complementare la stessa idea di libertà. Maria Teresa Di Lascia era nata a Rocchetta il 3 gennaio 1954. Dopo la maturità classica a Lacedonia si trasferì a Napoli per studiare Medicina, con il sogno di diventare missionaria laica. Poi arrivò il Partito Radicale e quella vocazione prese un’altra strada: nel 1975 aderì al movimento di Marco Pannella e in pochi anni divenne una delle sue figure più autorevoli. Nel 1982 fu eletta vicesegretaria nazionale e nel 1987 entrò alla Camera dei deputati, subentrando nel collegio di Napoli-Caserta.
Emma Bonino e Maria Teresa Di Lascia, il filo radicale che unisce Roma a Rocchetta Sant’Antonio
Emma Bonino e Maria Teresa Di Lascia, il filo radicale che unisce Roma a Rocchetta Sant’Antonio
È dentro quella straordinaria stagione radicale che si consolida il rapporto con Emma Bonino. Le due donne condividono manifestazioni, campagne, riunioni, digiuni, iniziative parlamentari e battaglie internazionali. Le immagini e le registrazioni dell’epoca restituiscono spesso Bonino e Di Lascia una accanto all’altra: nel 1989, ad esempio, entrambe partecipano a una manifestazione radicale legata all’anniversario dell’invasione sovietica della Cecoslovacchia; nel giugno 1994 sono ancora insieme nella mobilitazione davanti all’ambasciata cinese per la visita del Dalai Lama in Italia. Ma il punto più alto di questo sodalizio arriva nel 1993, quando nasce Nessuno tocchi Caino, la lega internazionale contro la pena di morte. Alla conferenza fondativa di Bruxelles del dicembre di quell’anno compaiono insieme Maria Teresa Di Lascia, Sergio D’Elia ed Emma Bonino, accanto ad altri protagonisti della galassia radicale e dei movimenti per i diritti umani. Non era una battaglia qualunque. Maria Teresa aveva voluto fortemente quel nome, tratto dal racconto biblico di Caino e Abele. Non semplicemente “nessuno uccida Caino”, ma “nessuno tocchi Caino”: una scelta linguistica che racchiudeva una concezione più ampia della dignità della persona, persino di quella che ha commesso il crimine più grave. Quella intuizione sarebbe diventata uno dei tratti distintivi della cultura abolizionista radicale. E quella battaglia, dopo la morte prematura di Maria Teresa, sarebbe diventata anche una parte importante della storia internazionale di Emma Bonino. Nel 2007 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò la risoluzione per una moratoria universale delle esecuzioni capitali con 104 voti favorevoli, 54 contrari e 29 astensioni. Un risultato che apparteneva alla lunga mobilitazione radicale e a quella intuizione nata anche dalla tenacia di Di Lascia. Maria Teresa, il “supplemento d’anima” C’è però un’altra dimensione del rapporto tra le due donne che va oltre le campagne politiche. Maria Teresa Di Lascia aveva una sensibilità diversa, più letteraria, più introspettiva, capace di portare dentro la politica il dolore, la memoria e le contraddizioni della vita. A un anno dalla sua morte, proprio a Rocchetta Sant’Antonio, Marco Pannella ricordò quella stagione parlando della “profonda sintonia di lavoro” con Emma Bonino e raccontando quanto Maria Teresa avesse saputo aggiungere alle battaglie radicali qualcosa di particolare: un “supplemento d’anima”. È forse questa la chiave più autentica per comprendere il rapporto tra Bonino e Di Lascia. Emma rappresentava una straordinaria capacità di trasformare le battaglie radicali in iniziativa politica, istituzionale e internazionale. Maria Teresa portava dentro quelle stesse battaglie una sensibilità meridionale, una dimensione umana e letteraria che affondava le radici nella sua Rocchetta. Non è un caso che, nella commemorazione del 1995, Pannella ricordasse anche il lavoro condotto con Emma Bonino e Maria Teresa contro lo sterminio per fame e per i diritti civili. La loro non era soltanto una collaborazione politica: era una forma di militanza vissuta come responsabilità personale. Da Rocchetta a “Passaggio in ombra” Maria Teresa Di Lascia avrebbe lasciato al Partito Radicale e al movimento per i diritti umani un’eredità politica, ma anche un’eredità letteraria destinata a durare. Il suo romanzo Passaggio in ombra, scritto negli ultimi anni della sua vita e pubblicato postumo nel 1995 da Feltrinelli, vinse il Premio Strega dello stesso anno. La Fondazione Bellonci lo ricorda ancora oggi come un’opera insieme autobiografica e corale, immersa nel Sud e nella memoria di una famiglia, capace di trasformare una vicenda personale in una storia universale. Ed è proprio qui che la storia di Maria Teresa torna a Rocchetta. Nel romanzo c’è il Sud delle famiglie, delle ferite, dei silenzi, delle passioni e dei caratteri. C’è una terra aspra e vitale che non è soltanto lo sfondo di una vicenda letteraria, ma diventa una parte dell’identità della scrittrice. Il paese natale le dedicò, il 10 settembre 1995, una grande giornata di omaggio a un anno esatto dalla sua morte. Fu una giornata nella quale politica, letteratura e memoria si ritrovarono insieme, con la presenza di numerosi esponenti della cultura e del mondo radicale. Maria Teresa era morta a Roma il 10 settembre 1994, a soli quarant’anni. Emma Bonino fu tra coloro che, appena due giorni dopo, presero parte alla commemorazione organizzata a Roma in sua memoria. Due nomi, una stessa idea di libertà Oggi che Emma Bonino non c’è più, il ricordo di Maria Teresa Di Lascia acquista un significato ancora più forte. La ragazza di Rocchetta e la radicale che sarebbe diventata una delle figure più riconoscibili della politica italiana hanno percorso strade diverse, ma per un tratto fondamentale hanno camminato insieme. Una con la forza della parola politica e della presenza internazionale; l’altra con quella parola che, prima ancora di diventare letteratura, era già diventata scelta civile. Emma Bonino ha continuato per decenni a portare nel mondo le battaglie radicali per i diritti, la libertà individuale e contro la pena di morte. Maria Teresa Di Lascia ha avuto soltanto quarant’anni per lasciare il proprio segno. Ma quel segno, nato tra Napoli, Roma e le piazze della politica, affonda le sue radici proprio nella terra da cui era partita: Rocchetta Sant’Antonio, cuore dei Monti Dauni. Forse è questo il modo più giusto per ricordarle oggi insieme. Emma Bonino se ne va lasciando una storia politica lunga più di mezzo secolo. Maria Teresa Di Lascia se n’era andata trentadue anni fa, lasciando un romanzo, una battaglia e un nome destinato a diventare simbolo: Nessuno tocchi Caino. Due donne, due destini diversi. E una stessa ostinata idea: che la politica abbia senso soltanto quando riesce a difendere la libertà, la dignità e la vita delle persone.