EditorialiUncategorized

Dante – Boccaccio e la “Comedia”

“Fu adunque questo nostro poeta di mediocre statura, e, poi che alla matura età fu pervenuto, andò alquanto curvetto, e era il suo andare grave e mansueto, d’onestissimi panni sempre vestito in quell’abito che era alla sua maturità convenevole. Il suo volto fu lungo, e il naso aquilino, e gli occhi anzi grossi che piccioli, le mascelle grandi, e dal labbro di sotto era quel di sopra avanzato; e il colore era bruno, e i capelli e la barba spessi, neri e crespi, e sempre nella faccia malinconico e pensoso”. Così Boccaccio descrive il Sommo Poeta, lui che definì la Commedia “Divina” consacrandone la grandezza e accelerandone il successo e che attraverso il suo “Trattatello in laude di Dante”, può essere considerato il suo primo biografo. Il titolo originale che Dante aveva dato alla sua opera era “Comedia”. Egli stesso aveva spiegato che il titolo l’aveva scelto perché l’opera conteneva tutti i tratti della commedia dall’inizio tragico (Inferno) alla fine gioiosa (Paradiso). Subito dopo questa “fotografia” di Dante, Boccaccio ci ha lasciato un aneddoto a testimonianza della notorietà raggiunta dall’opera e dall’autore: “mentre il poeta camminava solitario, alcune donne – sedute fuori dalla porta – incominciarono a guardarlo intensamente e una disse alle altre: donne, vedete colui che va nell’inferno, e torna quando gli piace, e qua su reca novelle di coloro che là giù sono? L’amica risponde: In verità tu dèi dir vero: non vedi tu com’egli ha la barba crespa e il color bruno per lo caldo e per lo fummo che è là giù?” Secondo la creduloneria popolare, la carnagione scura di Dante era perché aveva trascorso troppo tempo a contatto con la fuliggine infernale! Boccaccio, riprendendo le parole del Sommo Poeta ci spiega perché Dante ha scritto la “Comedia” in volgare e non in latino, la lingua nobile dell’epoca, attirandosi le critiche dei dotti: “per fare utilità più comune a’ suoi cittadini e agli altri Italiani” conoscendo che, se metricamente in latino, come gli altri poeti passati, avesse scritto, solamente a’ letterati avrebbe fatto utile; scrivendo in volgare fece opera mai più non fatta, e non tolse il non potere esser inteso da’ letterati, e mostrando la bellezza del nostro idioma e la sua eccellente arte in quello, e diletto e intendimento di sé diede agl’idioti, abbandonati per addietro da ciascheduno.

Related Articles

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Check Also
Close
Back to top button