Editoriali

“Ritornare a sognare”

Ci sono realtà che abbiamo sempre immaginato essere solo oggetto di film apocalittici ma l’anno che ci siamo lasciati alle spalle ci ha insegnato (?) che possono essere più vicine a noi di quanto pensiamo. Perché non lo dimenticassimo, ci ha lasciato in eredità un nemico invisibile chiamato Covid-19. Gli terrà compagnia un altro “disaster movie”, per rimanere a cinema, l’assalto al Capitol Hill di Washington D.C., il Palazzo del Governo Americano, con morti e feriti. Alla regia, sempre per rimanere in termini cinematografici, il Presidente uscente U.S.A. Donald Trump, che di uscire proprio non ne vuole sapere, usando fino alla fine, ingloriosa, il malessere che cova in più parti del popolo americano. Il Paese “esportatore” di democrazia che viene “sconfitto” difronte al mondo intero da un pezzo del suo stesso popolo guidato da un improbabile sciamano. Gli Stati Uniti d’America oggi vivono il tramonto di un’era che li ha visti protagonisti assoluti. Tramonto di speranze e valori per un sistema che ha pensato di sopravvivere sostituendo con il consumismo i sentimenti fondamentali pensando che potesse fungere da collante nella nuova società tralasciando la solidarietà sociale, l’inclusione, le pari opportunità per tutti, i valori da cui partì il grande sogno americano, “l’american dream”. Il futuro, non solo americano, che si intravede è pieno di difficoltà, di pericoli, di insidie. La crisi economica strisciante ha trovato nel Covid-19 un alleato diabolico, e i Trump in giro per il mondo sono tanti che continuano a soffiare sulla crescente povertà addossandola ad un nemico esterno da combattere in difesa della supremazia di un popolo contro un altro. Si ha l’impressione che i diritti, le tutele, le conquiste del secolo appena passato possano essere sempre più messi in discussione. Guardando quell’assedio e chi si ostina con odio a dirci che il nemico è l’altro, il diverso, lo straniero, si può rispondere solo in un modo, tornare ad essere quello che siamo stati per secoli e a fare quello che abbiamo imparato a fare meglio: incontrarci, parlarci, trovare soluzioni. Ritrovare la voglia di scoprire quanto di buono gli altri possono darci e quanto noi possiamo dare a loro, ritornare a considerarci tutti delle “fonti” da cui attingere conoscenze, includendo e accogliendo. “I have a dream”: un mondo dove i diritti, i doveri, le opportunità siano simili per tutti e dove tutti possano ritornare a sognare.

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