Editoriali

PaoloRossiiiiiiiiii

Ho avuto il piacere di conoscere Paolo Rossi “una bella persona”. Quello che ti colpiva immediatamente di lui era il sorriso pronto a diventare una risata, mai eccessiva, mai rumorosa, quasi discreta, se l’argomento lo permetteva. Era inevitabile che con Paolo Rossi si andasse col pensiero e con i ricordi a quell’11 luglio del 1982, alla finale del campionato del mondo di calcio a Madrid. Ne parlava come una cosa che lo riempiva di gioia soprattutto perché sapeva di averne data tanta agli altri, a tutta una nazione. Non ricordo battute su avversari e men che meno sui compagni di squadra, il poco tempo che siamo stati insieme, seduti al bar della tribuna di uno stadio in attesa di una partita, lui parlava e io ascoltavo contagiato dal suo sorriso. Ebbi modo di dirgli che quell’anno, ad aprile, era nato il mio primo figlio e che purtroppo non era stato influenzato dall’euforia calcistica di quei giorni nonostante si svegliasse ad ogni gol e alle mie urla di gioia. Grande tifoso di calcio ma col pallone parlano due lingue diverse, e così è stato anche con il secondo, purtroppo. Non ci volle molto perché mi tornassero in mente tutte le emozioni di quel pomeriggio. La partita a casa e alla fine di corsa per andare verso un dove che non c’era, importante era fare festa, un ragazzo e una ragazza che non conoscevo mi presero a braccetto, gli era sembrato più bello continuare a sorridere e sventolare la bandiera italiana in quel modo e a me non era per niente dispiaciuta quella situazione, si respirava un’euforia generale, era una bella allegria da condividere. Erano proprio tante le bandiere e la gente che le sventolava, si procedeva lentamente, camminavamo con gli altri ed eravamo felici di esserci. Persi di vista i miei “compagni di viaggio” dopo pochissimi metri per non rivederli mai più. Una folla oceanica si muoveva e cantava quel che aveva voglia di cantare seguendo ogni tanto il ritmo dettato da alcuni gruppi organizzati, sicuramente più esperti di curve e tifo calcistico, Italia Italia Italia….Quel momento fu la ciliegina sulla torta dei magnifici anni 80, quelli della “Milano da bere” quelli che “tutto ci sembrava possibile”. Stavamo costruendo il più grande debito e non ci accorgevamo che la “Milano da bere”, un fatto per pochi eletti, a noi sarebbe rimasto solo il debito, ingigantita nella memoria collettiva da quanto riportato da giornali, radio, televisione, cinema. Stava succedendo quello che era successo con la “Dolce Vita” negli anni sessanta, un’esperienza per pochi mentre la gran parte della gente lavorava per tirare avanti. Ci salutammo e mi rimase una piacevole sensazione, ero contento di aver conosciuto “una bella persona”. Sono tanti, in questi giorni, quelli che cercano possibili accostamenti con Maradona non trovandone. Entrambi hanno vissuto esperienze calcistiche esaltanti con caratteristiche tecniche completamente diverse, così come la loro vita è stata diversa. Da una parte uno eccessivo sempre e comunque, una vita vissuta con il piede schiacciato sull’acceleratore talvolta uscendo fuori strada, dall’altra uno che sorrideva alla vita pieno di gioia di correre su un prato verde. L’unico accostamento possibile l’ha creato il destino scegliendo per entrambi lo stesso tempo per andarsene.

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