Auguri&Celebrazioni

Regali – Regali – Regali

Si avvicina il Natale e nonostante le varie limitazioni per spostamenti, cene con pochi intimi, coprifuoco, messa ad orario stabilito per legge e “partecipazione ad estrazione” resta, comunque, la festività che invoglia più di tutte le altre a fare il regalo. Non può mancare quello alla moglie, alla fidanzata, all’amica, alla mamma, al papà, ai fratelli, alle sorelle, agli amici e chi più ne ha più ne metta. La scaletta è assolutamente casuale e non include un ordine di importanza e quantità/qualità di affetto. Poi ci sono i regali che le aziende fanno ai clienti e quelli che i fornitori fanno alle aziende, quelli a chi ti ha fatto un favore e a chi speri che te lo faccia, al politico di turno che ti ha promesso un occhio di riguardo per quel posto per tuo figlio/a o per quel finanziamento ecc. ecc. ecc. Le preoccupazioni non mancano perché un regalo non deve mai essere troppo ricco e né troppo povero, non deve mai essere quello dell’anno precedente e se riciclato necessita della certezza che queste persone non si incontreranno mai. Insomma è un mondo variegato e difficile quello dei regali e allora, tolto il pensierino che non puoi non fare, quando si può meglio evitare. Io voglio essere il primo a farvi un regalo per il prossimo Natale e così condivido questa chicca di “dignità politica e di onestà” scritta da Giuseppe Di Vittorio, esponente sindacale e politico fra i più autorevoli del nostro Paese, al conte Giuseppe Pavoncelli. Spero trovi posto tra quelli graditi sotto l’albero o vicino al presepe.

Cerignola, li 24 Dicembre 1920
Egregio Sig. Preziuso.
In mia assenza, la mia signora ha ricevuto quel po’ di ben di Dio che mi ha mandato.
Io apprezzo al sommo grado la gentilezza del pensiero del suo Principale ed il nobile sentimento di disinteressata e superiore cortesia cui si è certamente ispirato. Ma io sono un uomo politico attivo, un militante. E si sa che la politica ha delle esigenze crudeli, talvolta brutali anche perché – in gran parte – è fatta di esagerazioni e di insinuazioni, specialmente in un ambiente – come il nostro – ghiotto di pettegolezzi più o meno piccanti. Io, Lei ed il Principale, siamo convinti della nostra personale onestà ma per la mia situazione politica non basta l’intima coscienza della propria onestà.
E’ necessaria – e Lei lo intende – anche l’onestà esteriore.
Se sul nulla si sono ricamati pettegolezzi repugnanti ad ogni coscienza di galantuomo, su d’una cortesia – sia pure nobilissima come quella in parola – si ricamerebbe chi sa che cosa.
Si che, io, a preventiva tutela della mia dignità politica e del buon nome di Giuseppe Pavoncelli, che stimo moltissimo come galantuomo, come studioso e come laborioso, sono costretto a non accettare il regalo, il cui solo pensiero mi è di pieno gradimento.
Vorrei spiegarmi più lungamente per dimostrarle e convincerla che la mia non è, non vuol essere superbia, ma credo di essere stato già chiaro. Il resto s’intuisce.
Perciò La prego di mandare qualcuno, possibilmente la stessa persona, a ritirare gli oggetti portati. Ringrazio di cuore Lei ed il Principale e distintamente per gli auguri alla mia Signora.

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