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Diego Armando Maradona

Se, come penso, in Paradiso non si va per soli meriti sportivi quei due non giocheranno mai insieme come già successo sulla terra. Ha fatto bene, O rei, a dire giocheremo insieme in cielo in senso generico. Naturalmente se “in cielo” comprende anche il Purgatorio, non credo che “el pibe” finirà all’Inferno nonostante qualche “peccatuccio” l’abbia commesso ma, a sentire le dichiarazioni di chi l’ha conosciuto, era anche tanto generoso, disponibile e leale, specie con i compagni di squadra. E poi quell’abbraccio con Papa Francesco sicuramente avrà portato un piccolo “sconto di pena”, un “condono”. Non proprio per le cose gravi ma qualche cena con personaggi poco affidabili, qualche “tiratina” di troppo, qualche fuga dal letto coniugale (senza figli), credo di si. In questi giorni si è visto e letto veramente di tutto, non parlo dell’Argentina dove le scene di violenza ed esaltazione hanno, sicuramente, infastidito soprattutto lui, ma di Napoli, la sua città d’adozione. Non aveva fatto in tempo a morire che già gli avevano intitolato lo stadio, fuori San Paolo e dentro Diego Armando Maradona, ancor prima che il Consiglio Comunale si pronunciasse e gli desse una parvenza di ufficialità istituzionale. Un amore difficile da spiegare, in settantamila al San Paolo il giorno della sua presentazione, non era mai successo da nessuna parte del mondo. Perché spiegare un amore!?!? Per le vie si è visto di tutto di più, fiori, magliette, sciarpe, messaggi lasciati vicino allo stadio da parte di migliaia di tifosi dimentichi di tutte le restrizioni causate dal coronavirus, speriamo bene. Era un continuo inneggiare al “Pibe de Oro” e una processione ininterrotta verso i Quartieri Spagnoli dove c’è un murales a lui dedicato, una curiosità ha voluto lasciarla l’artista scrivendo nei due occhi “Dios Umano”, le due parole si possono leggere solo al mattino in particolari condizioni di luce. Persino un Campione del Mondo è andato ad inginocchiarsi, si, proprio inginocchiarsi, ai piedi del murale. Anche la morte, a pensarci, ha voluto sottolineare la sua unicità e creare ulteriore motivo di discussione scegliendo il 25 novembre, giorno dedicato alle donne maltrattate e uccise da chi credevano fosse innamorato o da chi è incapace di “cogliere un fiore”. C’è stato chi ha provato a dire qualcosa al riguardo, sottolineando il fatto che, fuori dal campo, non fosse proprio uno “stinco di santo”, ma il successo maggiore l’ha ottenuto una calciatrice poco famosa (ho deciso di non fare nomi per non correre il rischio che altri si aggiungano a quelli che hanno già provveduto ad usare ogni sorta di aggettivo dispregiativo e persino minacce di morte nei confronti di chi, legittimamente, ha espresso un pensiero diverso dal loro). Prima dell’inizio della partita quasi tutte le squadre, in tutte le parti del mondo, gli All Blacks Rugby gli hanno dedicato la “haka”, hanno deciso di osservare un minuto di silenzio in memoria della “mano de Dios” questa calciatrice, del campionato dilettanti spagnolo, si è seduta per terra girando le spalle, un gesto per manifestare la sua disapprovazione per quanto stava accadendo. Intervistata, ha dichiarato che per tutte le donne morte per “femminicidio” non era stato osservato un minuto di silenzio, valle a dare torto. Maradona è stato un concentrato di genio e sregolatezza, di improvvisazione e razionalità, di altruismo e strafottenza, di generosità sempre. In lui si racchiudevano tutti i vizi privati (tanti) e le pubbliche virtù (???), sempre pronto a combattere i nemici del popolo, del suo popolo, ha impersonato il paladino che combatte il potere corrotto, ingordo e mai sazio. Ha difeso i più deboli da ingiustizie o da semplici giudizi o meglio pregiudizi come quelli che accoglievano i tifosi napoletani nei campi di calcio. Ha rappresentato, a torto o a ragione, colui che poteva offrire una concreta opportunità di riscatto attraverso il calcio. A differenza di tutti quelli che promettevano e poi sparivano (politici in testa), lui c’era sempre e sempre pronto ad imbracciare le uniche armi che conosceva bene: un pallone per far impazzire gli avversari e deliziare tutti gli amanti del calcio o un microfono per far sentire la voce dei più deboli, mai preoccupandosi delle conseguenze personali. In questo, Maradona ha interpretato quello che ognuno di noi vorrebbe essere. Uno così non lo puoi dividere, il buono da una parte e il resto dall’altra, non è possibile, o prendi tutto o niente. I geni sono così, loro fanno in maniera diversa ciò che tutti fanno allo stesso modo, è per questo che diventano miti.

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