Editoriali

Next Generation Eu (Recovery Fund)

Facciamo presto, e facciamo bene. Ci sono tante buone idee sul tappeto, troppe nonostante le consistenti somme a disposizione. È difficile (e politicamente non pagante) fare la selezione e dire che quel progetto deve essere scartato o il budget previsto dev’essere notevolmente ridotto. Eppure la questione è molto chiara, anche se viene spesso messa in secondo piano nel dibattito politico. È opportuno, invece, averla bene in mente per evitare spiacevoli sorprese. La difficile decisione va presa. E deve tenere conto innanzitutto dei vincoli posti dall’Unione Europea, che dovrà poi approvare le proposte, ma anche degli obiettivi che vogliamo darci noi. Una delle regole del Next Generation Eu (Recovery Fund) prevede che il 30 per cento dei progetti debba avere un preciso ed esplicito impegno sulla transizione ecologica e sulla digitalizzazione. Tutti i progetti devono rispettare il principio del “non si torna indietro si guarda al futuro” e devono svilupparsi secondo i criteri di sostenibilità definiti in sede Unione Europea:

mitigazione del cambiamento climatico (in sostanza riduzione delle emissioni);

adattamento al cambiamento climatico (attenzione ai rischi climatici futuri);

sostenibilità nell’uso della risorsa idrica;

transizione verso l’economia circolare (sistema pensato per potersi rigenerare da solo);

prevenzione dell’inquinamento e tutela della biodiversità;

creazione di valore economico;

creazione di posti di lavoro;

sostenibilità ambientale;

sostenibilità sanitaria e “ricchezza di senso del vivere”.

I contenuti sono illustrati molto bene nei criteri stabiliti dalla U.E. In sostanza, volendo riassumere in uno slogan, abbiamo bisogno di progetti sostenibili, popolari e generativi. Il Next Generation Eu (Recovery Fund) avrà successo se creerà lavoro e valore economico coinvolgendo il maggior numero possibile di cittadini e imprese. L’idea di fare affidamento solo su pochi grandi progetti, magari azzardati, e di poche imprese non ha senso di per sé ed è anche contro il principio della diversificazione del rischio “meglio non mettere tutte le uova nello stesso paniere”. Molto meglio puntare su diverse iniziative che rispettino i criteri europei e gli obiettivi che ci diamo perché l’imprevedibilità dei tempi che viviamo e l’impossibilità di prevedere tutte le circostanze porteranno inevitabilmente al successo di alcune più che di altre. Facciamo presto facciamo bene.

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