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La vita slow dei Monti Dauni su Speciale Tg1 con Franco Arminio

Nello speciale del TG1 “Fuga dalla città” andato in onda il 15 novembre scorso, la testimonianza dello chef e imprenditore Peppe Zullo da Orsara di Puglia e la bellezza di vivere in posti incontaminati come i Monti Dauni, una terra ricca di suggestioni. L’entroterra emerge come una vera rivelazione, da scoprire e valorizzare. Posti in cui il tempo si ferma al concetto di valori, cultura, rapporti umani per il recupero o acquisizione dell’essenza della vita umana. Tornato nel suo paese, dopo le esperienze lavorative in Messico e negli Stati Uniti, per realizzare un’azienda agricola e un ristorante dove cucina quello che coltiva, Peppe Zullo pone l’accento sull’autenticità delle aree interne. “Questo è un patrimonio con un’agricoltura che non è stata inquinata. Il cibo più importante che noi abbiamo è quello che ci viene dato dalla natura, diventa un privilegio per cui parlare di aree marginali non è esatto. Vivere in questi posti è una fortuna.” Bisogna lavorare la terra e bisogna aprirsi all’impensato. E’ vero, i borghi si spopolano ma contestualmente offrono una serie di opportunità, prima tra tutte permettono di recuperare la qualità della vita. I paesi possono essere un luogo importante per abitare il mondo, dunque una risorsa non un problema come si è sempre detto, una migrazione al contrario sarebbe auspicabile perché nei paesi si accende la vita. Sant’Agata, Accadia, Orsara, Rocchetta Sant’Antonio esempi di aree interne con una posizione strategica, a due passi dalla Basilicata, dalla Campania, dal Molise. La campagna viene vista come “rottamazione del mondo contadino, come produttrice di miseria” ecco perché i giovani preferiscono la grande città a questi pezzi di paradiso. Eppure molti imprenditori hanno scelto il cosiddetto entroterra per le loro attività produttive, dando dimostrazione di come integrare buon vivere, alta tecnologia, cultura, turismo, come laboratori a cielo aperto. I paesi dell’entroterra dovrebbero essere visti come riserve di “socio-diversità” e come due facce della stessa medaglia. Dunque partire dalle persone per provare a ridistribuire la popolazione italiana. Ritornare nei propri paesi di origine è una ondata di emozioni e mediazione di un profondo legame con – e fra – passato, presente e futuro.

Simona De Donato

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