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Reductio ad personam – Reductio ad corpus

Quando non si vuole discutere del merito di una questione, di solito succede perché non si hanno argomenti, esiste un diversivo che appartiene tanto alle tecniche della comunicazione, quanto a quelle della retorica o della polemica: i latini la chiamavano “reductio ad personam”. Non era una gran furbata già allora, ma sui “social media” va forte, perché è facile. Come funziona: basta spostare l’attenzione dal tema di cui si parla alla persona che l’ha proposto, insultandola o denigrandola finché non si ritirerà dal dibattito. Se poi l’interlocutore è una donna, c’è un’ulteriore possibilità, quella della “reductio ad corpus”, qui i latini non c’entrano. Non importa di cosa si stia parlando, la “reductio ad corpus” è sempre possibile, così qualsiasi cosa dica le si può rispondere facendo riferimento ad aspetti fisici o a sottintesi sessuali. Di solito, a questo punto, scatta l’indignazione solidale da parte di altre donne o di altri frequentatori dei “social network”. Apparentemente sembra la cosa più giusta e, sicuramente, permette uno sfogo immediato contro ciò che non si condivide, di fatto, però, si rafforza solo lo scopo del denigratore: spostare l’attenzione dal tema sul quale non ha alcun argomento per controbattere. Ogni volta che una persona, di solito è un mediocre, non sa cosa rispondere su un qualsiasi argomento, è importante riportare l’attenzione sul tema al quale non sa rispondere. Difendere sempre le idee e il diritto di esprimerle, è di questo, non altro, che le persone, non solo mediocri, hanno paura.

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