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Coprifuoco

Durante il periodo di “lockdown”, precisamente il 6 maggio, abbiamo pubblicato su “Lo Struscio” il ”Vocabolario Sars-CoV2” e come tutti i vocabolari, anche questo, si arricchisce di un nuovo termine: coprifuoco. “Usanza medievale per cui, a una determinata ora della sera, gli abitanti di una città erano tenuti a coprire il fuoco con la cenere per evitare incendi; Divieto straordinario di uscire durante le ore serali e notturne imposto dall’autorità per motivi di ordine pubblico, in situazioni d’emergenza” (Treccani). La prima volta che troviamo documentata questa parola è alla fine del duecento nel Libro dei Sette Savi “Per…., aprimi, ché tosto sonerà coprifuoco; e s’io sarò trovato quì, io sarò preso e messo in prigione”. Re Guglielmo I d’Inghilterra (1028 – 1087), già duca di Normandia, noto sia come «il bastardo», perché figlio illegittimo, o meglio, nato da una unione non riconosciuta dalla Chiesa, che come Guglielmo il conquistatore, pare sia stato lui ad introdurre l’obbligo, al calare del sole e prima di andare a letto, di coprire il fuoco, con la cenere per non fare fumo, e spegnerlo per evitare incendi. L’ora di coprire il fuoco era segnalata dal rintocco delle campane. “Vadano al diavolo il coprifuoco, il bastardo che l’inventò e lo schiavo imprudente….che fa rintronare questa maledetta parola….” Da quel tempo, ininterrottamente fino a questi giorni, pur modificando via via il suo significato fino a quello attuale, la parola ha sempre avuto un suono minaccioso, usata soprattutto in tempo di guerra, porta con sé un’aria sinistra. Ora siamo sicuramente in una situazione d’emergenza, più volte è stata usata la metafora bellica e in più circostanze, forse per dare maggiore enfasi alle parole, si è usata la frase “siamo in guerra”. Vista così la parola è più che pertinente. Nel tempo, per le diverse culture, il termine ha assunto anche il significato di “un soffocamento dell’intelligenza, delle legittime aspirazioni, declino o fine di qualcosa che rappresentava un valore collettivo” (vocabolario Littré). Quasi tutti i capi di governo in questi ultimi giorni si sono tenuti lontani da questo termine, in qualche caso si è fatto esplicito riferimento proprio per non richiamare scenari di guerra ed insinuare pensieri ancora più tristi e negativi di quelli che già si fanno. Se a qualcuno venisse in mente di fare ricorso alle lingue straniere, già successo con “lockdown”, diciamo che in francese il corrispondente di coprifuoco è “couvre-feu” e in inglese “curfew”. Non esistono sinonimi efficaci per rendere lo stesso significato e allora anziché sforzarsi di individuare il modo migliore per “indorare la pillola amara”, forse, è meglio dire, nel modo più chiaro possibile, quanto sta succedendo e gli interventi che si stanno adottando, in questo caso è più semplice di quanto possa sembrare: le città, i paesi, le frazioni, sono chiuse da una certa ora in poi e la gente se ne stia in casa.

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