Economia

Fenice di Melfi, la sua chiusura è ancora un’incognita

Ritorna a far discutere la struttura di smaltimento rifiuti Fenice. È stata richiamata in causa, infatti, ancora una volta la questione dell’inceneritore di San Nicola di Melfi, che già negli anni scorsi ed in ultimo nel mese di Marzo 2020, era stato posto sotto accusa dalle forze politiche locali. Quattro mesi fa il Sindaco di Melfi, Livio Valvano aveva posto in essere elementi sufficienti per stabilire che l’ex-Fenice aveva superato il livello d’inquinamento prestabilito e che, quindi, poteva causare danni ambientali, in particolare nei territori di Melfi e Lavello. Perciò, già a Marzo, Valvano ne aveva chiesto la chiusura. Tuttavia oggi, dopo ben quattro mesi, non ci sono ancora notizie riguardo la procedura aperta a Marzo e quindi Valvano ha chiesto spiegazioni al Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata. L’amministrazione comunale ha ribadito con forza che venga disposta la chiusura immediata dello stabilimento per far sì che ne venga eseguita la tanto attesa bonifica. La soluzione ottimale sarebbe quella di trasformare questo termodistruttore in un termovalorizzatore in modo da garantire l’ecosostenibilità limitando l’impatto ambientale. Per il momento la questione è ancora aperta ed in mano all’assessore regionale Gianni Rosa. La Fenice resta ancora una questione scottante che coinvolge anche e soprattutto i centri dei Monti Dauni confinanti con San Nicola di Melfi, come Ascoli Satriano, Candela e Rocchetta Sant’Antonio. Negli anni ’90 proprio da questi centri partirono iniziative di protesta per allontanare Fenice dal territorio. Vane furono le richieste dei cittadini che per l’ennesima volta hanno dovuto pagare con la salute un riscatto legato al lavoro.

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