Editoriali

Umanità necessaria

Ero indeciso come iniziare questo articolo, se partire dai numeri e poi entrare nel merito o entrare nel merito e basta. Anche quando si scrive le vie di mezzo, la mediazione può essere la soluzione. Allora un po’ di numeri, semplici ma significativi, e qualche piccolo riferimento, di cui essere orgogliosi, alla terra che amo. I Monti Dauni, geograficamente, sono a nord ovest della Puglia, rappresentano il 10% del territorio e sono in provincia di Foggia. Trenta Comuni con una popolazione complessiva di circa 120mila abitanti: Custodi di millenni di storia, arte, cultura, tradizioni, 500 tra chiese, musei e castelli, 10 centri con marchi di qualità turistica e ambientale, 1/3 del verde polmone della Regione Puglia è sulle “rotonde alture” dell’Appennino Dauno. Paesi impoveriti dall’emigrazione, anche se adesso, lo stesso fenomeno, si maschera come ”fuga di cervelli”. C’è la tendenza, oggi, a chiamare le cose in altro modo per avere e dare l’impressione di parlare di altro, quasi ci si vergognasse ad affrontare certi argomenti. Paesi che continuano a fornire forza, entusiasmo, freschezza, intelligenza giovane, rimanendo luoghi pieni di saggezza, di esperienza e di ricordi, non nostalgici ma pieni di utile significato, per chi ha voglia di coglierlo. Circa il 30/40% degli abitanti di questi bellissimi paesi, sono persone che gran parte del loro futuro l’hanno messo alle spalle! Tutti i progetti per lo sviluppo o, semplicemente, per il mantenimento in vita di questi paesi non può non tenere conto di questa realtà. Questo periodo di isolamento (lockdown) ha messo a nudo la scarsa attenzione che l’attualità diventata, oramai, quasi esclusivamente economica, pone a qualsiasi altro aspetto della vita che non sia “business” e men che meno a quelli di questa maggioranza, custode, di fatto, insostituibile di questi luoghi e di tutti i loro “segreti”. Ci siamo ripromessi di non chiamarli più “vecchi” poiché non sono da buttare, ma “antichi” perché sono da custodire come tutto ciò che, col passare del tempo, acquista valore, in alternativa “anziani”. E’ necessario ascoltarli e invogliarli a lasciare traccia delle loro conoscenze! Finora si è parlato di riaperture di luoghi comuni, con le precauzioni necessarie, tutte le attenzioni sono state rivolte ai giovani e alle loro esigenze di comunicazione, di contatto, di socialità, a nessuno sono venuti in mente i “antichi”. Quelli che hanno accettato di sacrificare un pezzo di quel futuro, ormai scarso, all’osservanza di regole che consentissero a tutti di riaffacciarsi alla vita quotidiana senza rischi e non perché fossero quelli più soggetti al contagio o perché consapevoli che la scelta di cura avrebbe privilegiato i più giovani. Prima dell’isolamento, le loro giornate prevedevano l’incontro, immancabile, al circolo con gli amici per la partita a carte o le quattro chiacchiere di commento ai fatti locali, alla politica, allo sport. Per qualcuno questi erano gli unici momenti di socializzazione. Nessuno ha ancora parlato della riapertura dei circoli per gli anziani, a nessuno è venuto in mente di pensare a luoghi alternativi dove possano incontrarsi! La soluzione era ed è difficile, ma non così tanto da allontanare anche un semplice accenno a questo “aspetto sociale”, sicuramente, non meno importante di tutti gli altri. Gli interventi per i giovani sono sacrosanti, dove i giovani ci sono, ma non si può e non si deve trascurare un pezzo di umanità che ci è necessaria.

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