Economia

Anche Piemontese ‘spara’ con i Monti Dauni contro gli interessi dell’eolico

“Contro i giganti delle pale eoliche andavano schierati tutti i sindaci”. A dichiararlo è l’assessore regionale al Bilancio Raffaele Piemontese che affonda un gancio istituzionale contro i colossi dell’eolico. “La battaglia affinché siano pagati i corrispettivi economici, spiega a piemontese – pattuiti come ristoro ambientale per l’installazione dei parchi eolici, è una battaglia giusta che va condotta fino in fondo. D’altronde, fino in fondo sono arrivate le potenti associazioni del settore eolico che hanno addirittura indotto il Consiglio di Stato a promuovere una questione di legittimità davanti alla Corte costituzionale. Perciò ho avvertito il dovere di fare interloquire i sindaci dei Monti Dauni, il pezzo della Puglia più invaso dai parchi eolici, con il presidente dell’ANCI Puglia, l’associazione dei Comuni. E, così, a fianco dei Comuni foggiani che rischiano di perdere le royalties dell’eolico pattuite prima del 2010, si schierano tutti i 257 Comuni pugliesi, nel giudizio davanti alla Corte costituzionale in cui sono in gioco molti milioni di euro che le potenti associazioni delle aziende del settore eolico si rifiutano di pagare. Sono particolarmente contento che il presidente di ANCI Puglia, Domenico Vitto, abbia avuto la sensibilità di raccogliere la mia sollecitazione a sostenere soprattutto i piccoli Comuni dei Monti Dauni, particolarmente esposti in questo confronto contro i giganti dell’energia, affiancandoli con la forza dell’associazione che rappresenta tutti i comuni pugliesi nel processo costituzionale che sta per aprirsi. Fra qualche giorno, martedì 23 giugno, scade, infatti, il termine per il ricorso che i Comuni interessati devono presentare alla Corte Costituzionale. Ci sarà anche ANCI Puglia a dare manforte. E potrà farlo con le novità procedurali introdotte dalla Corte costituzionale proprio all’inizio di quest’anno, per cui, senza necessariamente prendere parte nel giudizio costituzionale, né partecipare alle udienze, le formazioni sociali senza scopo di lucro e i soggetti istituzionali, portatori di interessi collettivi o diffusi attinenti alla questione di costituzionalità oggetto di uno specifico giudizio, possono presentare, per iscritto, una loro opinione alla Corte costituzionale. Una novità che ha fatto parlare di “apertura della Corte Costituzionale all’ascolto della società civile” e che, in questo caso, può diventare occasione per fare emergere un dibattito molto sentito in regioni come la Puglia che hanno conosciuto un boom degli impianti eolici e fotovoltaici. ANCI Puglia potrà fare arrivare, all’attenzione dei giudizi costituzionali, un’analisi conoscitiva basata su dati numerici e statistici riguardanti il numero complessivo di convenzioni, il numero di convenzioni per le quali si sono generati contenziosi a causa dell’inadempimento delle aziende dell’eolico, l’incidenza di tali inadempimenti sui bilanci comunali, la quantità di energia da rinnovabili e, in particolare, di energia eolica prodotta in Puglia in rapporto alla produzione nazionale. La questione ha un impatto molto vasto sulla sorte dei piccoli Comuni dei Monti Dauni e non solo, teatro, dagli inizi del 2000, di uno sviluppo impetuoso dei parchi eolici. Basti considerare che ammontano a circa 4 milioni di euro i crediti del solo Comune di Deliceto. Proprio con il sindaco di Deliceto, Pasquale Bizzarro, ho fatto interloquire il presidente di ANCI Puglia, e Bizzarro ha rappresentato una condizione che riguarda tutti i Comuni nel cui territorio si estendono impianti di pale eoliche.

Lo sappiamo tutti. Il territorio e il paesaggio della provincia di Foggia e dell’intera Puglia hanno dato un contributo rilevantissimo alla crescita dell’industria eolica, i cui protagonisti devono rispettare i patti fatti con i singoli Comuni senza esporli a squilibri di bilancio che risulterebbero odiosi, specie in questa fase. Cosa sta succedendo? Perché la Corte costituzionale è stata chiamata a pronunciarsi sulla legittimità costituzionale dell’articolo 1 comma 953 della Legge Finanziaria 2019, che riguarda le convenzioni stipulate tra le società dell’eolico e i Comuni sui cui territori ricadono le installazioni di aerogeneratori? La vicenda è ormai decennale, ma si è accesa con l’approvazione, a dicembre del 2018, della Legge di Bilancio 2019 che sancì la piena efficacia delle vecchie convenzioni stipulate tra imprese dell’eolico e Comuni, che liberamente negoziavano corrispettivi economici da versare nelle casse comunali come ristoro per l’uso del suolo e le trasformazioni del paesaggio. Una pratica molto diffusa fino a settembre 2010, quando furono emanate Linee guida nazionali che disponevano fossero apposite conferenze dei servizi a stabilire solo “opere di compensazione” realizzate direttamente dalle imprese dell’eolico, impiegando il 3 per cento del ricavato annuo della vendita di energia. Da allora in poi, l’industria dell’eolico si è rifiutata di continuare a pagare in forza delle convenzioni sottoscritte con i sindaci prima del 2010, generando un contenzioso davanti ai tribunali ordinari e amministrativi, soprattutto squilibrando gravemente i bilanci comunali. Con la Finanziaria 2019, lo Stato ha imposto che le convenzioni precedenti il 2010 fossero onorate e questo principio è stato applicato in due sentenze con cui il TAR della Puglia ha riconosciuto legittime le somme maturate a favore degli enti locali, a condizione che risultassero regolarmente acquisite nei bilanci e fino alla data di entrata in vigore della norma, ossia fino al 31 dicembre 2018. Dopo tale data, è la stessa norma della Finanziaria 2019 a prevedere la facoltà e non l’obbligo di rivedere i vecchi accordi. Invece, a gennaio di quest’anno, il Consiglio di Stato ha accolto la richiesta delle società dell’eolico e promosso il giudizio di legittimità della norma della Finanziaria 2019 davanti alla Corte costituzionale. Spero che questa testimonianza di coesione tra i sindaci – conclude Piemontese – abbia un riflesso positivo per rendere stabili le risorse economiche a beneficio di piccole comunità che stanno facendo uno sforzo straordinario per uscire dalla condizione di marginalità e proporsi come laboratori della migliore qualità della vita”.

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