Editoriali

Immaginiamo l’estate

Se c’è una cosa certa è che il tempo passa, inesorabilmente, e le stagioni con esso. Così, anche in questo ”annus horribilis”, finita questa magnifica primavera, arriverà l’estate. Come quella cantata da Bruno Martino nella sua bellissima canzone “Estate” reinterpretata, da par loro, sia da Mina che da Ornella Vanoni : “ il sole che ogni giorno ci scaldava che splendidi tramonti dipingeva”. Sicuramente si riferiva al sole e ai tramonti dei Monti Dauni. Ma di canzoni che parlano dell’estate ce ne sono tante, soprattutto legate a ricordi che spaziano da un luogo ad un tramonto, ad un’alba insieme, un amore sbocciato o appassito, ognuno può pescare dove crede con la certezza di non sbagliare e, soprattutto, di non rimanere a mani vuote. Gli anni passati, a quest’ora, la gran parte della gente aveva già prenotato la vacanza e in tante case faceva bella mostra una cartina geografica o una guida turistica per tracciare itinerari, studiare luoghi da visitare e sognare le rilassanti giornate al sole, in riva al mare. In tante altre non ce n’era bisogno, perché la meta era conosciuta e sempre tanto desiderata: il paese. Li ci sarebbero stati ad accoglierli i genitori, i parenti, gli amici, i luoghi dell’infanzia e, per qualcuno più “fortunato”, anche quelli della giovinezza. Per queste vacanze non c’era mai stato bisogno di cartine o riviste turistiche perchè era già tutto stampato nella mente e nel cuore. Bastavano i ricordi : illuminati dal sole, accarezzati dal vento, inebrianti come il profumo dei fiori selvatici e il canto dell’usignolo ad augurare la buona notte. Quest’anno non è così, alla domanda consueta, dove vai in vacanza? che caratterizzava qualsiasi inizio di chiacchierata in questi giorni, le uniche risposte sono: non so, forse, speriamo, vedremo, nessuno, però, dice no, perché la voglia di arrendersi e rinunciare, ancora non si affaccia. Chi invece vive questi momenti e questa attesa in maniera diversa, sicuramente più preoccupata, sono le attività economiche dei paesi che durante il periodo estivo riuscivano a mettere da parte almeno la metà degli incassi di tutto l’anno (fonte non scientifica ma attendibile) creando, così, una “riserva” che consentiva di far fronte ai periodi “morti” durante il resto dell’anno. Immaginare un’estate vuota di persone, di voglia di divertirsi, quindi di spendere, è uno scenario complicato che abbraccia l’immediato ma anche il futuro di tante attività, senza trascurare i tanti giovani, i cosiddetti stagionali, che in questo periodo riuscivano a guadagnare quanto necessario per regalarsi la realizzazione di qualche desiderio. “La fiera finisce quando se ne vanno gli zingari”, recita un vecchio proverbio, usiamo, allora, questa saggezza popolare, come incitamento ad essere positivi e prepararsi al meglio per l’estate che sta arrivando. Non è facile immaginare quale possa essere la formula vincente per attrarre turisti, sia pure con mascherine, guanti e tutte le precauzioni possibili. E’ la domanda che si pongono tutti i responsabili o proprietari di strutture turistiche ed è la stessa che interessa i piccoli paesi, che non hanno mai avuto questo problema, almeno non se lo sono mai posto, visto che i “turisti” arrivavano lo stesso, era importante solo impostare un programma di eventi estivi e puntare, sul cantante o complesso conosciuto che si sarebbe esibito l’ultima sera della festa più importante, più sentita e più seguita di tutto il periodo, il momento clou dell’estate. Le feste di piazza, che potrebbero creare assembramenti, quest’anno saranno regolate in maniera diversa, anche se parecchie restrizioni e precauzioni erano state già adottate negli anni passati. Scartata subito l’idea del cantante o complesso musicale di grido, il programma estivo dovrà muoversi secondo alcune considerazioni, essenziali, che sposino le restrizioni, con la voglia di divertirsi. La prima azione da compiere è individuare più luoghi, spazi di capienza adeguata, per accogliere spettacoli di vario genere, da organizzarsi secondo le regole di distanziamento, sanificazione ecc. Una volta individuati i luoghi bisognerà scegliere solo spettacoli ai quali poter assistere stando seduti : concerti di musica classica, teatro, spettacoli folkloristici, compagnie di danze popolari, proiezioni cinematografiche, eliminando tutto ciò che potrebbe creare contatto o occasioni di assembramento. Un ruolo importante potrebbero rivestirlo iniziative di spettacoli locali che possano essere seguiti da più punti del paese (p.e. incendio del castello a Rocchetta Sant’Antonio) e il buonsenso delle persone possa, facilmente, sopperire alla necessità di controllo. Considerando il notevole risparmio economico che deriverebbe dall’esclusione del cantante o complesso musicale di grido, si potrà pensare a “cover”, ce ne sono di molto brave/i, compagnie teatrali, anche di queste ce ne sono di molto brave e divertenti, gruppi di musica classica, con un numero di componenti contenuto ma in grado di assicurare uno spettacolo qualitativamente apprezzabile, proiezioni di film di successo ed altro (la nostra terra non manca certo di fantasia). La banda musicale potrebbe allietare vari momenti della giornata/serata. Si può pensare anche all’organizzazione di una o più sagre, considerando obbligatorio il servizio ai tavoli e con le sedute secondo i criteri di distanza ecc…Tutti gli spettacoli potrebbero essere trasmessi in streaming su un maxi schermo (se possibile anche più di uno), posizionato in luogo organizzato per ricevere gente secondo i criteri già espressi. Visite guidate alla (ri) scoperta di luoghi frequentati, talvolta non conosciuti come teatro di avvenimenti importanti della storia locale, visita dei luoghi dove sono custodite opere d’arte, seguite da serate a tema. Le iniziative “spirituali” saranno organizzate dal Sacerdote. Solo come suggerimento diciamo che le processioni potrebbero essere pensate con i fedeli, categoricamente, in fila indiana, alla giusta distanza uno dall’altro, e seguite da un numero ridotto di componenti la banda musicale. Questa serie di pensieri e suggerimenti, vogliono essere nient’altro che un contributo del nostro giornale alla ripresa della “vita normale” dei nostri “Piccoli Paesi con una Grande Storia da raccontare”.

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