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Rocchetta. La scoperta: “è della scuola del Pinturicchio la pala custodita nella chiesa matrice”

Nuovi studi ed informazioni si stanno facendo spazio nella storia della tavola della Madonna del Cardellino conservata nella chiesa dell’Assunzione della Beata Vergine Maria di Rocchetta Sant’Antonio.

Attorno alla stupenda pala d’altare rinascimentale aleggia il mistero sulla sua genesi, non conoscendo con sicurezza il suo autore. Negli ultimi studi effettuati anche in concomitanza con un’opera di restauro promossa dalla Diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano è venuta fuori un’ipotesi molto interessante che può dare maggior importanza, sotto il profilo artistico, all’opera. Tale ipotesi riconduce la Madonna del Cardellino di Rocchetta alla scuola dell’umbro Bernardino di Betto Betti, più noto come Pinturicchio o Pintoricchio. In modo particolare il tratto artistico potrebbe essere quello di Francesco da Tolentino, un noto pittore del XVI secolo, nelle cui opere si rivelano influssi del Pinturicchio e di Antonio Solario. Fino ad oggi della Madonna del Cardellino, in sostanza non si conosceva nulla ad eccezione di un’annotazione di Francesco di Paolo che l’assegna ad un ignoto pittore dell’inizio del XVI secolo. Ad avanzare l’ipotesi di Francesco da Tolentino è Giovanni Boraccesi, restauratore e membro della Società di Storia Patria per la Puglia. “L’opera, a mio parere – spiega Boraccesi in un articolo pubblicato sul bollettino della Diocesi di Ascoli-Cerignola – va restituita a Francesco da Tolentino, pittore originario di questa città Marchigiana, di cui non conosciamo né l’anno di nascita né quello di morte.  Tuttavia, egli è attivo tra la fine del XV secolo e la prima metà del XVI secolo. Del 1534 sono le tre note tavole di Serracapriola. La carriera di Francesco da Tolentino è scarsamente documentata è poco quasi nulla conosciamo della sua formazione, sebbene influenzata dalla pittura di Antonio Solario e, più in generale dalla scuola Umbra; sappiamo che si divise tra la sua città d’origine, Napoli, ed alcuni altri centri della Campania, della Basilicata e della Puglia”. Boraccesi si sofferma in una seconda parte dell’articolo su un sentimento di dolcezza che pervade la figura della Madonna che si staglia da un fondo dorato, la postura la porta a essere seduta su uno sgabello sebbene non visibile agli occhi del riguardante. Particolare attenzione è riservata al suo mantello bordato dal gallone dorato e impreziosito da stelle e gigli, nonché dal velo sottile che copre i capelli e che riaffiora all’altezza dei polsini. Regge sulla propria gamba sinistra il figliolo nudo, colto nell’atto di benedire mentre con la sinistra stringe il cardellino, simbolo della passione. Secondo un’antica tradizione Cristiana, il cardellino, che sovente alloggiava tra Cardi e spine, si mise a estrarre le spine della corona del Cristo Crocifisso, rimanendo a sua volta trafitto è perennemente macchiato sul proprio corpo di una goccia rossa del sangue di Gesù. Dall’iscrizioni riportate in basso, si acquisiranno ulteriori dati sulla genesi dell’opera.

A confermare la tesi di Borraccesi è anche il Prof. Gianfranco Piemontese, docente di Storia dell’Arte che in un suo studio sulle opere di Francesco da Tolentino presenti a Serracapriola, nelle chiese di San Mercurio, Santa Maria in Silvis e Santa Maria delle Grazie, ha annoverato la tavola di Rocchetta Sant’Antonio per alcuni particolari presenti ad una possibile attribuzione al tolentinate. Uno studio che sarà pubblicato negli Atti del convegno organizzato nel 2019, dalla Società di Storia Patria della Puglia e dal Comune di Serracapriola, in occasione del Millenario della cittadina dell’Alto Tavoliere. Piemontese, in modo particolare fa riferimento ad alcuni elementi presenti nella Madonna del Cardellino e che sono anche presenti nella pala dall’altare raffigurante la Madonna col Bambino in trono custodita nella chiesa di Santa Maria in Silvis a Serracapriola.

Madonna col Bambino in trono, olio su tavola di Francesco da Tolentino Chiesa di Santa Maria in Slivis -Serracapriola. fotografia di Ivana Ciarallo

«Gigli e manto sono molto probabilmente della stessa mano artistica – spiega il prof. Gianfranco Piemontese – a questo si aggiunge che Francesco da Tolentino ha avuto diversi rapporti in questo territorio». Tra queste anche un’interpretazione dell’iscrizione posta alla base che recitaHOC FENDI.S OPUS MORIENS ANTO.S ALMUN/LEGAVIT NATI COMPOSURE SUI ET/PROPRE SACRA PRO SE DOMUS O […] (Questa opera morendo Fendin lascio’ per testamento , i suoi figli lo seppellirono e il Signore per se’). Piemontese inoltre aggiunge alcuni circostanze interessanti. «Visto l’impostazione della composizione – spiega Piemontese – il colore e la decorazione utilizzata dall’autore per la mantella della madonna crediamo si possa concordare con tale ipotesi. In merito a questa tavola va aggiunto che un trittico  conservato nell’Episcopio di Lacedonia (AV), ha nello scomparto centrale una Madonna uguale a quella di Rocchetta Sant’Antonio.

La Madonna del Cardellino di Lacedonia

Si tratta della Madonna col Bambino tra i Santi Pietro, Giovanni Battista, Michele Arcangelo e Nicola di Bari, che fino a qualche decennio fa era attribuito a Francesco da Tolentino. Oggi il trittico è attribuito ad Andrea Sabatini da Salerno, ma a nostro parere rimane qualche dubbio. Ci riferiamo a due elementi caratterizzanti la pittura del tolentinate: il bambino di questo trittico e quello della tavola di Rocchetta Sant’Antonio, hanno una identica impostazione dei capelli, che solitamente usava dare Francesco da Tolentino,

Il Bambinello nella versione di Rocchetta, Serracapriola e Lacedonia

ovvero un tirabaci disteso al centro della fronte; il secondo elemento riguarda la decorazione della mantella con gigli dorati e croci raggiate presenti sia in queste tavole che nella tavola di Serracapriola, nella Madonna in trono col Bambino di Santa Maria in Silvis». Una ricostruzione che mette in evidenza ancora di più l’importanza artistica di un’opera conservata gelosamente nella chiesa matrice di Rocchetta. Ora la tavola, reduce dal restauro, è esposta nel museo diocesano di Ascoli Satriano, pronta per ritornare nella stupenda cornice baroccheggiante della chiesa di Rocchetta il 9 agosto prossimo.

Andrea Gisoldi

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