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Il 25 maggio dell’87 Papa Wojtyla visitò Ascoli, Bovino, Lucera e Troia

Il 25 maggio fu una data storica per i Monti Dauni. Papa Giovanni Paolo II varcó let porte del crinale Subappenninico per far visita ai centri più grandi oltre che sede di cattedra episcopale. Giunto in elicottero fece visita a Troia, Lucera, Bovino ed Ascoli Satriano. Una visita pastorale alle Diocesi di capitanata che ha lasciato il segno. Ad Ascoli è atterrato sul campo sportivo e poi con un lungo corteo di macchine, tra folle di fedeli che costeggiavano l’itinerario da Corso Vittorio Emanuele, Via S. Rocco e Largo Dauno è giunto in Piazza che all’epoca si chiamava “Cecco d’Ascoli”, mentre oggi si chiama “Giovanni Paolo II” proprio in suo onore ricordando questa giornata storica. Dopo aver incontrato gli anziani e i malati in cattedrale e dopo aver adorato il SS. Sacramento nella cappella Del cuore di Gesù è andato in Piazza dover dall’alto del palco ha ricevuto il saluto dal Vescovo Mons. D’Adddario e ha rivolto un discorso al popolo ascolano in ascolto.

Ecco il lungo discorso che rivolse Papa Wojtyla agli ascolani ed in modo particolare si giovani della comunità.

Rendo grazie al Signore dal profondo del cuore per avermi concesso di vivere in mezzo a voi questo momento indimenticabile, così chiaramente segnato dalla vivacità della vostra fede cattolica e dal vostro cuore generoso ed ospitale.

Rivolgo il mio cordiale saluto alle personalità civili e religiose: al signor Sindaco, che ringrazio per l’amabile accoglienza, e al Vescovo, Monsignor Vincenzo D’Addario, a cui va la mia gratitudine per le belle parole, con le quali ha introdotto questo familiare incontro. A tutti e a ciascuno di voi esprimo il mio fervido pensiero, che dica la mia benevolenza come pure la mia ammirazione per lo stupendo scenario di bellezze naturali che ho potuto osservare sia dal cielo, sia nel mettere piede in questa vostra terra.

Sono particolarmente lieto di incontrarvi attorno all’icona bizantina della “Madonna della Misericordia”, che voi ascolani venerate come protettrice della città. L’odierno solenne tributo, che insieme vogliamo rendere a Maria santissima, madre di Cristo, sarà un nuovo pubblico attestato di fedeltà alla consegna a voi lasciata dai vostri antenati, che tanti secoli or sono sancirono un patto di devozione tra la città e la miracolosa immagine della Odigitria.

2. E non è senza significato che questo nostro incontro con la Vergine santissima trovi la città di Ascoli Satriano, ricca di vicende storiche, a cominciare dalla famosa battaglia tra gli Epiroti e i Romani, impegnata in un generoso sforzo di rinascita sul piano sociale, morale e culturale. La vostra celeste patrona, che sempre vi ha sorretto nei momenti difficili della vostra storia, non mancherà neppure ai nostri giorni di assistervi nella realizzazione delle vostre speranze e delle vostre legittime aspirazioni ad una giusta promozione ed elevazione del livello di vita.

Sono noti i problemi, che ogni giorno siete chiamati ad affrontare: lo spopolamento delle campagne, dovuto in gran parte all’insufficienza del reddito e al fenomeno della meccanizzazione agricola, che riduce il lavoro manuale; la conseguente emigrazione dei giovani, che lasciano i piccoli poderi incoltivati e i loro familiari privi del conforto della loro presenza e delle loro premure; la triste realtà di famiglie povere, che vivono ancora nella emarginazione e nell’abbandono; come pure il problema delle strutture sanitarie, assistenziali e scolastiche che non sempre sono adeguate al livello di vita generale della nazione.

È necessario intensificare una ben coordinata azione comune, che aiuti a prendere coscienza della necessità di urgenti provvedimenti destinati a far superare queste difficoltà, favorendo la partecipazione alle scelte decisionali che si impongono per la promozione sociale, culturale ed economica di tutti i cittadini. Vi auguro che possiate portare avanti questo processo di trasformazione con risultati soddisfacenti, tali da assicurare un tenore di vita più degno ad ogni uomo e ad ogni donna di questa terra tanto generosa.

3. Io vi sono vicino: sono venuto per capire le vostre ansie e le vostre sollecitudini e per dirvi che sono solidale con voi. Lo sforzo che voi oggi compite per trasformare la vostra società non ha però soltanto un valore materiale o tecnico, ma riveste anche un significato etico, perché il progresso sociale è veramente autentico, quando rende l’uomo signore, e non schiavo, della realtà che lo circonda. Purtroppo dobbiamo talora costatare che la tecnica, seppure mirabile nelle sue continue conquiste, può impoverire l’uomo nella sua umanità, privandolo della sua dimensione interiore e soffocando in lui il senso dei valori spirituali. Bisogna ridare il primato alle esigenze dello spirito! La Chiesa invita a conservare la giusta gerarchia dei valori. Il celebre binomio “ora et labora”, che già fu il programma di vita delle monache benedettine, che con la loro secolare presenza in questa città, vi hanno lasciato un’impronta, sia anche per voi, cari fratelli e sorelle, fonte di saggezza e di bontà: la preghiera dia ali al lavoro, purifichi le intenzioni e difenda dai pericoli del materialismo; il lavoro, a sua volta, faccia riscoprire, dopo la fatica, il ristoro dell’incontro con Dio, nel quale l’uomo ritrova la sua vocazione primordiale, il vero significato della sua esistenza.

4. Ancora voglio aggiungere una considerazione che mi viene suggerita dalla venerata immagine della Odigitria, avente tra le braccia il Bambino nell’atto di indicare la strada a noi che siamo quaggiù pellegrini. Questa figura della Madre e del Bambino oltre alla meditazione del mistero di Nazaret, che è sempre fonte di ineffabili elevazioni spirituali per le virtù esemplari che esso insegna, ci porta anche a riflettere sulla famiglia di oggi, la quale è sempre al centro delle attenzioni e delle preoccupazioni della Chiesa.

Sia essa, o fratelli e sorelle, in cima alle vostre cure quotidiane. In un mondo in cui la famiglia è esposta a tante insidie e minacciata da tanti egoismi, essa rimanga per voi un nido d’amore ed una scuola di sapienza e di pazienza; rimanga il santuario, dove si apprende ad amare Dio e a conoscere Cristo, redentore dell’uomo; il baluardo contro la mentalità edonistica e materialistica, che oggi tenta di entrare anche nei focolari più sani, e contro l’individualismo che corrode lentamente, ma inesorabilmente anche gli istituti familiari più solidi.

Siate tutti uniti nella difesa di questi valori e nella ricerca della loro promozione. L’impegno per un domani più sicuro economicamente, non vi faccia trascurare i vostri figli, soprattutto quelli che hanno particolari problemi di adattamento. L’entrata dei giovani nella società, nella scuola o nel lavoro comporta spesso un impatto con mentalità o ideologie che mettono in forse il sano patrimonio culturale appreso nell’ambito delle pareti domestiche. Vengono talvolta a crearsi nei giovani dei traumi spirituali, le cui ferite non si rimargineranno, se non a fatica. Incoraggiate i vostri figli a partecipare alla vita parrocchiale e all’attività delle varie associazioni cattoliche, dalle quali sono usciti anche qui ad Ascoli Satriano personalità che hanno vissuto con piena coerenza i principi del Vangelo e gli insegnamenti della Chiesa.

Giovani ascolani! Siate generosi e buoni! La Chiesa e la società hanno bisogno di voi. Le opere sociali e di animazione giovanile, missionaria, culturale, sportiva attendono il vostro contributo. Non deludete la speranza che la Chiesa ripone in voi!

Dopo Ascoli è venuta la volta di Bovino ed in modo particolare del santuario di Valleverde dove ha rivolto ai fedeli un lungo discorso che vi riproponiamo in parte .

Cari fratelli e sorelle.

1. Sono lieto di trovarmi qui, in questo Santuario di Valleverde, dedicato alla Vergine Madre. Ben conosco il luogo, essendoci venuto come arcivescovo in occasione dell’apertura del settimo centenario della consacrazione della prima chiesa. Il mio ritorno oggi, a distanza di ventidue anni, per l’inaugurazione del nuovo tempio, mi è tanto più gradito in quanto mancano appena due settimane all’inizio dell’Anno Mariano, che si propone di preparare il Popolo di Dio al terzo millennio con un incremento di vita cristiana.

Son lieto, perciò, di trovarmi qui in mezzo a voi, mentre saluto di cuore tutti e ciascuno, fratelli e sorelle di Bovino, venuti da vicino e da lontano, con l’intento di supplicare insieme la Vergine Madre perché ci ottenga dal Figlio di raggiungere gli scopi pastorali dell’iniziativa. In particolare rivolgo il mio saluto e il mio ringraziamento a Monsignor Salvatore De Giorgi, vostro amato Arcivescovo.

2. Questo nostro devoto e fraterno incontro quassù fa venire in mente la pagina del Vangelo dove san Luca racconta che Maria si mise in viaggio verso la montagna e, raggiunta in fretta la casa della parente, fu accolta da Elisabetta con queste espressioni; “Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo . . . E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore” (Lc 1, 39-45). Saluto che suona come un inno alla fede di Maria e nello stesso tempo la presenta a ciascuno di noi come modello e madre per vivere in pienezza il grande, incommensurabile dono della vita divina.

Da quando nacque, più di sette secoli or sono, questo santuario, sorto sull’arco dei monti della Daunia, come a guardare dall’alto la pianura del Tavoliere, è divenuto un punto ideale d’incontro delle regioni limitrofe. Dall’alto si ha modo di contemplare la pianura, i fiumi, le valli, il mare.

Il nuovo santuario, sorto sull’antico, ricco di marmi pregiati, di belle sculture, di vetrate a colori rappresentanti i misteri del rosario, è stato costruito col contributo libero di tutto il popolo, col frutto dei vostri sacrifici personali e della vostra generosità. Esso si deve perciò dire particolarmente vostro. Ma, appunto per questo, esso assume un suo intimo significato e diventa una consegna per tutti voi: la costruzione materiale deve essere il segno visibile della vostra volontà e del vostro impegno per una costruzione nuova da realizzarsi sul piano spirituale. Tale costruzione è il rinnovamento personale e sociale della vita cristiana in tutta questa regione.

Se ciascuno di voi si sentirà impegnato in questa impresa, si riverseranno su di voi le benedizioni del Signore. E Dio, che non si lascia mai vincere in generosità, verrà incontro ai vostri sforzi con la sua pienezza di luce, di forza, di gioia.

4. Crescere, dunque, nella fede sino alla maturità di uomo perfetto, come singoli e come comunità. Ecco l’impegno che vi attende. Esso è in qualche modo consegnato nelle pietre di questo edificio sacro. Qui esisteva un tempo l’antichissimo santuario edificato dai vostri padri. Le condizioni di fatiscenza a cui era ormai ridotto hanno suggerito a voi, cristiani di oggi, di assumervi l’onere di edificarne uno nuovo, più grande e più bello di quello di prima. Il progetto è finalmente realizzato e la nuova chiesa sta ora davanti ai nostri occhi in tutta la sua possente ed armoniosa bellezza.

La lezione che siamo invitati a trarne è chiara e stimolante: le antiche generazioni dei vostri antenati hanno edificato in questa regione una comunità cristiana che si distingueva per le profonde convinzioni di fede, per l’assidua pratica religiosa, per i valori evangelici tradotti nella vita di ogni giorno. I tempi presenti, segnati dal fenomeno del secolarismo hanno fortemente scosso tale edificio spirituale. Anche nella vostra terra, come altrove, la fede di non pochi cristiani è entrata in crisi e i costumi di molti hanno finito per allinearsi a modelli di vita che col Vangelo hanno ben poco a che fare. Prender coscienza di ciò non deve tuttavia comportare la resa ad alcuna forma di scoraggiamento o di pessimismo. Deve anzi suscitare nell’organismo ecclesiale il risveglio di tutte le forze sane ed il loro impegno generoso per una nuova evangelizzazione del mondo moderno.

Nuova evangelizzazione! Questa è la consegna che da questo Santuario io lascio a voi, cristiani dell’antica Daunia. Occorre riedificare una comunità cristiana viva per la sua fede, coraggiosa e forte nella speranza, sospinta dall’urgenza dell’amore verso chiunque è provato dal bisogno o toccato dalla sofferenza. Edificare un nuovo santuario spirituale in queste terre, le cui tradizioni religiose attingono la stessa età apostolica! Un nuovo santuario, le cui pietre vive saranno domani i vostri figli, ai quali voi volete consegnare la fiaccola della fede ricevuta dai vostri padri, perché essi, a loro volta, la consegnino alle generazioni che testimonieranno il nome di Cristo nel corso del nuovo millennio.

Vi è vicino in quest’opera Cristo stesso, che la Chiesa, in questo periodo dell’anno liturgico, celebra nel mistero della risurrezione. Sorretti dall’ineffabile certezza che infonde nei vostri cuori Gesù risorto, lui che morendo “ha distrutto la morte risorgendo ha ridato a noi la vita” (Pref. Pasq., I), impegnatevi in questa impresa di portata storica! Gli uomini di oggi, non meno di quelli di ieri, hanno bisogno del Vangelo, che appare la risposta appagante agli interrogativi supremi che assillano il cuore. Spetta a voi, cristiani di questo ultimo scorcio di millennio, il compito, onorifico ed oneroso insieme, di farvi portatori della Parola a quanti, pur cresciuti in questa terra, ne hanno smarrito il pieno senso e la vera portata.

5. Vi conforti nel vostro impegno la consapevolezza di quanto sta avvenendo nel mondo intero. Dalle mie visite apostoliche nei vari continenti ho tratto la convinzione che il processo di evangelizzazione nel mondo di oggi è in corso come non mai. Il piccolo gregge dei tempi delle origini è ormai albero rigoglioso, che stende i propri rami in ogni parte della terra. I popoli non cristiani hanno fame e sete della verità che è annunciata dal Vangelo. E i popoli di antica tradizione cristiana, tentati oggi da forme striscianti di nuovo paganesimo, manifestano in vari modi disagio per il vuoto lasciato dal venir meno dei valori evangelici.

Consapevole di ciò, la Chiesa si sente fortemente impegnata nell’opera di evangelizzazione del mondo e di rievangelizzazione dei popoli cristiani. È necessario che anche quei paesi, i quali da secoli hanno avuto l’inestimabile dono della fede, ne facciano la riscoperta, perché la parola di Dio abbia in loro il suo adempimento, e possa fruttificare in pienezza.

Affido alla Vergine santa, che voi venerate da secoli in questo santuario, l’auspicio che mi sale dal cuore. Possa la comunità cristiana, che ha le sue radici in questa terra, ritrovare l’entusiasmo e lo slancio dei primi tempi e, seguendo l’esempio di Maria che “avanzò nella peregrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio fino alla croce” (Lumen Gentium, 58; Redemptoris Mater, 2), camminare decisamente sulle strade del Vangelo, riproponendo al mondo odierno, con testimonianza credibile, l’annuncio della verità che salva!

Cari fratelli e sorelle della Daunia! Abbiate fede, guardate in alto, e il Signore vi darà in abbondanza la sua gioia e la sua vita. Soprattutto egli vi sarà accanto con la forza della sua grazia, perché il vostro impegno possa dare frutti copiosi e nella vostra terra continui a brillare con rinnovato splendore la luce del Vangelo.

Di tutto ciò vi sia pegno la particolare Benedizione, che a voi tutti – e specialmente ai piccoli, ai vecchi, agli ammalati – imparto di cuore!

Nel concludere l’incontro il Santo Padre rivolge ai fedeli le seguenti parole.

Voglio offrirvi adesso una benedizione apostolica insieme al vostro Arcivescovo e tutti gli altri Vescovi qui presenti, ma vedo davanti ai miei occhi alcune scritte che sono per me molto significative. La prima: “Va’; ti manderò lontano, tra i pagani”, e la seconda ancora più significativa e commovente, le parole di Cristo a Pietro: “Pietro, Satana ti ha cercato per vagliarti come il grano, ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede”. Molte volte riconsidero queste parole e quanto più considero il contenuto profondo di queste parole di Cristo dette a Pietro, tanto più mi affido alla sua Madre, a colei che ha creduto, “perché non venga meno la tua fede”.

Carissimi fratelli e sorelle, vi ringrazio per la vostra presenza così numerosa e così cordiale e mi auguro che sia sempre vera questa parola che leggiamo qui: “la stella della Daunia ti guidi per le vie del mondo”.

Suggestiva anche l’accoglienza a Lucera dove il Santo Padre ringrazia i fedeli per l’entusiasmo della loro accoglienza, pronunciando le queste parole.

Ho definito Lucera “città della luce”. Adesso devo anche aggiungere: “città della voce”, perché non mancano voci in questa città. Ma la voce è sempre espressione del cuore. Non mancano i cuori, qui. Vi ringrazio per l’espressione di queste voci e dei vostri cuori.

Anche Troia fa sentire un abbraccio di grande amore attorno al Pontefice polacco. E lui ricambia con parole di affetto.

Nel mio pellegrinaggio apostolico nella Capitanata sono lieto di compiere questa tappa nella vostra città, per incontrarmi con voi, al fine di corrispondere al mio mandato di “confermarvi” (Lc 22, 32) ed incoraggiarvi nella professione della fede cristiana, ed anche per adempiere ad un dovere nei confronti di un venerabile confratello nell’episcopato, cui mi legano vincoli di fraterna amicizia dagli anni dell’inizio del Concilio Vaticano II. Parlo, come avete ben compreso, dell’indimenticabile e compianto vostro Vescovo, Monsignor Antonio Pirotto, che ci ha “preceduto nel segno della fede e dorme il sonno della pace”, le cui spoglie riposano nella vostra bella Cattedrale, nell’attesa della risurrezione.

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