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A Volturara un luogo del cuore Fai dove avvengono miracoli e apparse Padre Pio

Ci sono luoghi in Italia e in particolare bei nostri Monti Dauni nascosti che conservano il fascino del mistero e di eventi prodigiosi che si tramandano. Uno di questi luoghi si trova a Volturara Appula, in quell’angolo di Puglia che guarda già al Molise e al beneventano. Si tratta del Santuario Diocesano di santissima Maria della Sanità ora tra i luoghi del Cuore Fai. Il complesso religioso è stato candidato nel censimento del Fondo Ambientale Italiano ed è possibile sostenere la candidatura attraverso questo link. Il santuario (cui è annesso il Convento delle Apostole del S.Cuore della Beata Maria Gargani), dedicato a Maria Santissima della Sanità e risalente al 1500 nel primo impianto, è per i volturaresi, residenti e sparsi in Italia e nel mondo, il punto di riferimento spirituale e identitario. Rappresenta nel sentire comune quello che è il faro del porto di partenza per il marinaio. E’ situato poco lontano dal paese in uno splendido punto panoramico che abbraccia la cerchia dei Monti Dauni e si spinge nei giorni limpidi fino ai monti del Matese. La festa, che ricorre nella prima domenica di maggio, è il momento dell’incontro della comunità residente con i parenti e amici più o meno lontani. La sua origine è legata ad un voto di ringraziamento del principe Bartolomeo Caracciolo, feudatario del tempo, per uno scampato pericolo. Nel tempo ha acquistato la fama di luogo miracoloso per la protezione della salute e dai pericoli. Ma oltre alla storia e al patrimonio architettonico il santuario racchiude miracoli ed eventi che hanno segnato quei luoghi, con presenze mistiche come quella di Padre Pio. A raccontarcelo è Sanità Maria Lucia Ippolito, fondatrice dell’associazione il Cireneo. “Eccomi qui, a 60 anni, a raccontare, in sintesi, il mio legame con la Madonna della Sanità e a ringraziare, questa volta pubblicamente, per il dono della mia vita. – racconta Ippolito – Il mio nome “Sanità” Maria Lucia, racchiude l’evento straordinario che mi ha permesso di nascere e di essere qui oggi a scrivere e a lodare il Signore. Volturara Appula e San Giovanni Rotondo sono legati da un filo d’amore, ma io ho messo insieme i tasselli di un complesso e straordinario mosaico, solo nel 2016, il primo maggio, a Volturara, durante la Santa Messa in onore della Madonna, quando don Donato, il parroco del Santuario, ha ricordato che padre Pio la notte tra il 21 e il 22 aprile del 1936, in bilocazione, stette sul coro, a pregare con le suore Apostole del Sacro Cuore di Gesù e Maria Gargani, loro fondatrice, figlia spirituale di padre Pio e, tra le altre cose, insegnante della mia mamma alle elementari.

Di ritorno dalla festa dedicata alla Madonna, sono andata a cercare suor Cherubina Fascia, ultima testimone dei racconti della Madre fondatrice, ora agli Angeli di padre Pio, struttura d’eccellenza dove prestano la propria opera, proprio le suore Apostole, dove mio padre nel 2015 è stato ricoverato per la riabilitazione dopo un ictus, ricevendo il massimo in professionalità e umanità, dove io per alcuni anni con gli altri Cirenei ho cercato di portare un sorriso e dove per qualche mese, anche mio figlio medico, Alessandro, ha lavorato.

Grazie a Suor Cherubina ho compreso i tanti collegamenti tra San Giovanni e Volturara, tra le nostre vite, la malattia e la guarigione di Matteo, il matrimonio dei miei genitori e il nostro arrivo sul Gargano.

Il 30 marzo del 1959 i miei genitori hanno detto il loro si, proprio a Volturara Appula, in quel Santuario in cui troneggia, bellissima, la statua Lignea della Madonna della Sanità.

Lì, è stato gettato il seme di una famiglia, che sarebbe cresciuta e che sarebbe approdata a San Giovanni Rotondo. Già, perché sia io che i miei due fratelli, con i rispettivi fidanzati, abbiamo voluto dire il nostro si a San Giovanni Rotondo, in Santa Maria delle Grazie. A San Giovanni sono andata a vivere trentatré anni fa. Nella Casa Sollievo sono nati Alessandro Pio e Matteo Pio, il cui secondo nome scegliemmo proprio per la mia devozione a padre Pio che mi accompagna da piccolina. Nella Casa Sollievo è accaduto il miracolo che ha elevato padre Pio agli onori dell’altare.

Ma torniamo al mio nome. Nel gennaio del 60, mia madre in attesa del suo primo figlio, nella sua casa di via Gabriele Pepe 21 a Foggia, nel chinarsi a raccogliere il tappo di un tubetto di crema farmaceutica, ha la rottura delle acque. E’ al settimo mese di gravidanza. Viene portata in maternità a via Manzoni e lì i medici decidono di farla partorire. Le  fanno un’iniezione che dovrebbe dare l’avvio alle contrazioni.

Lei purtroppo si sente male e perde i sensi. Probabilmente il farmaco iniettato ha scatenato una reazione allergica. Non abbiamo, come è accaduto invece per Matteo, le cartelle. Parliamo infatti di più di mezzo secolo fa. Tutto è stato affidato alla memoria dei miei genitori ed ora alla mia. Ma i fatti pur non controllabili, sono questi. Mia madre viene messa in una stanza d’isolamento, mentre i medici si alternano al suo capezzale. E’ il 1960, la diagnostica dell’epoca pressoché inesistente e i miei genitori non ricordano nemmeno che farmaco sia stato somministrato. Al capezzale di mia madre ci sono mia nonna Matilde Ruo di Volturara, figlia del dr. Ruo Antonio, che fu sindaco e medico condotto di Volturara, e mio padre, il marito, Matteo Ippolito. La notte trascorre lenta e drammatica, perché per mia madre si teme il peggio. Ma nella mattina del giorno successivo, la mia mamma piano piano, ritorna in se e chiede della bambina. Mia nonna meravigliata le spiega che non ha partorito, dunque delicatamente le appoggia la sua mano sull’addome, per farle capire che il bimbo è ancora in grembo e le chiede, come faccia a dire che si tratta di una bambina. Mia madre commossa riferisce di avere visto vicino al suo letto Maria della Sanità col suo abito rosso della festa e con in braccio Gesù Bambino.

La Madonna le avrebbe detto: “Non preoccuparti. Vedi la bambina? Sta bene. Andrà tutto bene”. E mentre le dice queste parole prende con la mano libera, la destra, un piccolo panno bianco, lo appoggia sul letto accanto a mia madre e vi depone la neonata: grossa, bruna, con tanti capelli neri. Mia nonna resta perplessa e confusa, di fronte a quel racconto.

I medici nei giorni successivi, vedendo che la paziente sta meglio, le consigliano di tornare a casa, riprendersi e aspettare l’evoluzione dei fatti.

Una volta a casa, mia nonna chiede una consulenza al cugino ginecologo, per capire il da farsi. Il medico, giunto da Gioia del Colle, visita mia madre -altro non c’era allora- e, devo dire con poco tatto, comunica che secondo lui il feto, data la rottura delle acque, lo stress vissuto da mia madre e il fatto che dall’esplorazione, non ne sente la testa ma parti molli (probabilmente io ero podalica e il dottore toccava la zona pelvica) ha senz’altro problemi seri. Addirittura lascia attoniti mia madre, mio padre e mia nonna, sostenendo: “potrebbe nascere un mostro”, intendendo forse un bambino “malformato”.

Certo quel medico, tra l’altro un parente, non eccelse in buon gusto, ma forse anche quell’espressione spiacevole e la sofferenza che ne scaturì, rientravano nella difficile prova da vivere, per mia madre e mio padre: una prova di fede.

Mia madre era convinta di aver visto la Madonna, che sarebbe nata una bambina, e sana. Così da quel giorno entrambi i miei genitori, evitando di parlare del nascituro perché la paura umanamente è enorme, scelgono la strada della preghiera e dell’attesa fiduciosa.

La gravidanza è andata avanti, senza che mia madre facesse terapie o esami. Io sono nata nei tempi giusti, dopo i nove mesi, di 5 kg e 100 gr, bruna e con tanti capelli, in casa, quella casa in cui poi ha studiato Alessandro, il mio primogenito, per diventare medico.

Tante sono state negli anni a seguire, le vicende che hanno legato la mia vita alla Madonna e a padre Pio, fino alla malattia di mio figlio Matteo nel 2000 e alla sua guarigione avvenuta per intercessione di padre Pio che, per questo miracolo è diventato Santo nel 2002. Comprendere dunque il legame tra Volturara e San Giovanni Rotondo, mi ha indotta a decidere di far conoscere il senso della mia vita, il parallelismo tra la mia esistenza che devo a Maria Santissima e la vita di mio figlio che è stato salvato da padre Pio e soprattutto il Santuario e il bellissimo paesino del Subappennino, diffondendo contemporaneamente la consacrazione a Maria della Sanità. La Mamma Celeste viene ricordata con tanti titoli, questo di Madre della Salute fisica e corporale ben si connette all’opera di padre Pio che ha offerto la sua vita e le sue sofferenze come Cireneo dell’umanità, per ottenere guarigioni e conversioni. In questi tempi bui in cui la natura si rivolta contro l’uomo che ha commesso tanti errori , in cui più che mai l’uomo è lupo per l’altro uomo, l’unica ancora di salvezza è Maria – conclude la fondatrice de Il Cireneo”

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