Economia

Negozi di abbigliamento si rialza la saracinesca ma mancano linee guida

Il 18 maggio è una data importante anche per i negozi di abbigliamento, ma sul come è sul dove è ancora un grande caos ma almeno si riapre. Un sospiro di sollievo per chi lavora nell’abbigliamento in vista della ripartenza, prevista per lunedì 18 maggio proprio perché quello della moda, con i negozi chiusi, è stata una delle categorie economicamente più colpite dall’emergenza Covid. Il settore ha tenuto un po’ con l’online, ma le perdite sono notevoli. Tutti, dunque, attendiamo la riapertura dei negozi. Che si stanno attrezzando, seppur tra mille dubbi. Il problema è che un protocollo da seguire ancora non c’è. L’unica certezza è che ci potrà stare un cliente ogni 40 mq, quindi gli ingressi saranno contingentati. Il resto è nebuloso, a cominciare dalla sanificazione. Più facile per gli ambienti: un paio di volte al giorno per pavimenti e mobilia. Ma i vestiti? Di fronte ai balbettamenti dei virologi non ci sono ancora regole sulla sanificazione dei capi. Che oltretutto saranno provati da più persone. Alcuni si stanno organizzando con soluzioni disinfettanti mischiate ad acqua da vaporizzare sui vestiti. Ma a volte i capi sono delicati e rovinarli è un attimo. Poi ci sono promotori che già pubblicizzano macchinari che sanificano con l’ozono, con prezzi dai 900 euro a diverse migliaia. Ce n’è uno che sembra un frigorifero: si appendono i capi dentro con le stampelle, si lasciano lì a decantare e dopo una quindicina di minuti, puf, sono a posto. Ma sarà davvero necessario? Il problema, infatti, è che una categoria già vessata tra incassi mancati e dipendenti e affitti da pagare si veda costretta pure ad acquistare macchinari costosi e, magari, inutili.

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