Editoriali

Democrazia pandemica

La Democrazia, già di suo, è una forzatura da un punto di vista antropologico, in quanto, l’uomo è portato a dominare il proprio simile, e non ad assecondarlo nei suoi bisogni primari, dunque cosa si può dedurre da questa situazione emergernziale? È evidente, come ogni forma di forzatura e mutamento dei sistemi produttivi e delle relazioni sociali, porta a mutare i vecchi equilibri con la conseguenza che se ne creeranno dei nuovi. Il dato più evidente, è che le emergenze per loro natura stridono con i sistemi democratici, e spesso accade che coloro i quali sono stati i primi attori nella gestione delle emergenze, poterebbero al rispiegamento delle regole democratiche subirne le conseguenze, venendo democraticamente epurati. Non è un caso che un Premier venuto dal mondo accademico, e che sta ben operando, sia nel mirino del sistema di potere delle parti in causa per essere sostituto. Difatti in questi giorni molti quotidiani parlano di -Governissimo- allo stato solo nelle intenzioni di alcuni, ma di difficile realizzazione se la emergenza Covid rientrerà; ma cosa accadrà se l’emergenza peggiorerà ? Conte rischierebbe di perdere Palazzo Chigi, anche se a mio modesto parere, sarà una figura centrale per i prossimi anni se vorrà continuare a fare politica, perchè è riuscito a costruirsi un suo profilo, delicato e elegante, moderato e fermo che gli hanno tributato sempre più forza e autonomia nella gestione del Governo, ecco in sintesi diciamo che Conte potrebbe non essere di passaggio ma fulcro di un nuovo progetto che lo vedrebbe protagonista. Cosa augurarsi dunque? Responsabilità Istutuzionale. Ora più che mai, serve un Governo forte e coeso e una minoranza parlamentare che sia attiva e propositiva per affrontare sui mercati internazionali, la crisi economica che vivremo nei prossimi 12-24 mesi. Se è giusto confrontarsi anche duramente sul da farsi, è altrettanto necessario che il Governo operi ed operi bene; In l’ultimo a conclusione della nostra riflessione, in un futuro prossimo, andranno rivisti anche i rapporti tra Stato Centrale e regioni, regioni che per il tramite dei loro Prersidenti, stanno creando non pochi problemi al Governo nazionale, se non si porrà mano a tutto questo siamo già ampiamente in uno stato federale con una quasi totale autonomia delle regioni rispetto alle politiche nazionali, divergenze e contrasti che nella prima Repubblica non sarebbero mai accaduti tra Governo e Regioni, e si badi bene, non per le riforme costituzionali succedutesi in questi anni, ma per il rapporto di subalternità che vigeva tra Governo Nazionale e Governi Regionali, gestiti con maestria dai vecchi partiti della prima repubblica, anche in questo la nostra Italia è cambiata ed anche tanto.

Luigi Ruberto

Club Liberal Monti Dauni

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