Editoriali

Notte prima degli esami

In un mondo che urla, scrivere è l’occasione più giusta e più appropriata per misurarsi con la realtà. Scrivere rimane, le parole passano. Mentre la ministra continua a studiare insieme alla sua commissione di esperti, i ragazzi non sanno ancora come sarà il loro esame di maturità. Altro che fremiti per la “notte prima degli esami”! Ogni tanto circola una notizia, sembra fatto ad arte, per sondare, lasciare che se ne parli in modo che quando diventa realtà ci si è già abituati al gusto amarognolo, aspro. E’ una tattica molto in voga per i provvedimenti di questi giorni incerti che riguardano non solo la scuola. Una cosa è certa, il tema di maturità, il sempre temuto scritto d’Italiano, non ci sarà, qualcuno gioisce e a qualcuno non frega niente anzi lo considera come una seccatura in meno verso un traguardo che, dicono le statistiche, il 99% dei ragazzi raggiunge al primo colpo. Personalmente credo che sia una grande fregatura, perché se l’esame lo si considera non un semplice ostacolo da superare, costi quel che costi, ma una partita da giocare con se stessi, una prova indispensabile per la propria vita futura, questi ragazzi,sono stati “derubati” di qualcosa d’importante. Scrivere è ricordare ma anche immaginare, avere nostalgia di quanto non ancora successo, vivere la tristezza che assale quando le cose non ancora accadute già mancano. Scrivere è dire una cosa, forse vecchia, in un modo nuovo. E’ alzarsi di notte per scrivere quel pensiero che altrimenti al mattino potresti dimenticare e non vuoi che accada. Scrivere è viaggiare pur restando fermi, non c’è bisogno di bagaglio, basta quello che hai addosso, che hai dentro. Scrivere è mettere ordine nelle cose, nei fatti, fissare quello che conta cancellando il superfluo. Scrivere è abituarsi a farsi capire, essere chiari, capaci di fissare un’emozione, quell’emozione che un virus ha cancellato. Scrivere è innanzitutto leggere, ascoltare, vivere emozioni, è curiosità, altrimenti meglio non farlo. “Per se stessi si scrive la lista della spesa, il resto si scrive per dire, raccontare qualcosa”. Scrivere obbliga alla responsabilità di quello che si sostiene, scrivere allena al pensiero, ad apprezzare il dettaglio. Quando poi ti dicono che sei stato bravo a scrivere quello che altri riescono solo a pensare, hai avuto il tuo compenso : la gioia di aver regalato qualcosa d’importante a qualcuno. Anche questa soddisfazione è stata cancellata. Lasciati immobili, con la penna in mano in una società che parla prima di ragionare e scrivere, invece, impone il contrario. Resta la possibilità di esprimersi facendo una croce in un quadratino, dove la risposta giusta è una su tre, sarebbe stato molto bello lasciare tantissimi segni. “Maledetto virus, ti odio anche per questo. E te lo scrivo, così te ne ricorderai”.

Mail priva di virus. www.avg.com

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