Editoriali

Non siamo tutti uguali

In questi giorni è capitato più volte di leggere sui vari quotidiani che il coronavirus era riuscito ad ottenere quello che a secoli di storia non era riuscito : essere tutti uguali, fesserie! Il conto in banca se pure non faccia la felicità in assoluto, aiuta e pure tanto. Trascorrere le giornate in casa affacciandosi alla finestra, se c’è, e di fronte trovarsi un altro nulla come il tuo, è diverso che fare due passi sul terrazzo di chissà quanti metri quadri, e godere di uno dei panorami più belli al mondo : il golfo di Napoli. Spero abbiano finito con le riprese a quel giocatore, perché, altrimenti, si è legittimati a pensare che il cronista e la troup si siano innamorati anch’essi di quel panorama e trovano ogni scusa per poterne godere sia pure per poco. Non rimanete fermi in questi giorni di ritiro forzato in casa, approfittate per fare movimento salutare, voglio vedere te, suggeritore di queste chicche degne di oscar all’imbecillità, muoverti in una casa di 50mq abitata da quattro persone, se non di più, dove l’accesso al bagno è regolato non da fattori fisiologici ma dai turni obbligatori in queste circostanze. E chi non farebbe esercizi ginnici avendo a disposizione una stanza, grande quanto la casa suddetta, adibita a palestra e con un giardino, forse è meglio dire parco, che ti consente di fare la corsetta senza alcun pericolo che ti fermino le forze dell’ordine e ti facciano la multa. Basta con questi atti di ipocrisia grossolana arricchita da citazioni manzoniane per sottolineare come “la scopa” della malattia spazzi tutto e tutti senza distinzione, non impressionano più nessuno. Basta con politici che si affacciano in casa nostra a tutte le ore, in qualsiasi momento per esaltare il concetto di popolo compatto di fronte alla sciagura, non siamo uguali per niente, possiamo esserlo per qualcosa ma qualcosa non è tutto. Distacchiamoci per un attimo dalle immagini di panorami e case da milleeunanotte e fermiamoci al cuore di questo momento al quale si accede inevitabilmente e non senza sofferenza attraverso la morte e i suoi numeri. Ad essere morti sono stati soprattutto gli anziani e almeno metà di questi erano ricoverati in case di riposo, quelle per i meno abbienti, senza paroloni, i più poveri, questi moderni lazzaretti dove si “depositano” quelli che non producono più, che vengono considerati un problema e visti solo come centri di costo. Luoghi dove nascondere quella parte della sofferenza, della morte che non disturbi o faccia ombra alle luci scintillanti della vita. Puoi cantare quanto ti pare al balcone o dal terrazzo dell’attico nel quartiere residenziale, tu che ce l’hai, ma non saranno mai uguali le note che si intoneranno in altri posti dove il balcone e l’attico si vedono in televisione. Anche la scuola gioca la sua partita applicando regole apparentemente uguali per tutti, ma che uguali non sono tra chi il computer e il collegamento internet ce l’ha e chi invece no. E sono tanti quelli che non ce l’hanno e l’uguaglianza di cui sopra non sanno cosa sia nonostante l’impegno di compagni e insegnanti. E tutti quelli che un lavoro non ce l’avranno più o che non l’hanno mai avuto e coltivavano una misera speranza che dovranno abbandonare del tutto, sono stati resi da questo maledetto virus uguali ai ricchi? Adesso si passerà alla fase due e chissà perché qualcosa mi dice che anche in questa fase i soggetti pericolosi per il diffondersi della pandemia, potete scommetterci, non saranno i ricchi. Non siamo uguali!

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