Economia

Confesercenti Puglia. Un terzo delle attività commerciali non aprirà più la saracinesca

Molte saracinesche resteranno chiuse anche dopo la fine dell’emergenza. A lanciare l’allarme è Benny Campobasso, presidente Confesercenti Puglia. Analizzando le stime degli studi di settore che hanno osservato l’andamento di alcune tipologie di esercizi commerciali (escluse le farmacie) che fanno parte del mondo delle Pmi si evince una crisi senza precedenti

“Con l’avvio della fase 2 – si interroga Benny Campobasso -a partire molto probabilmente dal 4 maggio, fatte salve le limitazioni e le cautele per evitare il riaccendersi del contagio, quali iniziative intraprendere per impedire che la situazione economica subisca un tracollo, se si considera che nel commercio le inattività riguarderebbero il 60% delle imprese, mentre nel turismo (alloggio e ristorazione), le inattività – secondo l’Istat – riguarderebbero il 90% delle imprese?. Le misure messe in campo dal Governo per assicurare liquidità alle imprese e sostenere il reddito di lavoratori, imprenditori e professionisti, sono senz’altro importanti ma vanno accelerate, rese certe e trasparenti le procedure per l’erogazione – si legge nel comunicato -. In secondo luogo, queste risorse non saranno in grado di colmare i mancati ricavi e redditi, anche perché, con riferimento agli interventi sulla liquidità, pur se realizzati a tassi agevolati, siamo di fronte a prestiti che vanno restituiti”.

Dati preoccupanti che evidenziano come sia sempre più palese una situazione grave di non ritorno per tante piccole e medie attività

“È necessario, a nostro parere, arrivare a definire gli indennizzi/finanziamenti a fondo perduto, commisurati al valore dei mancati redditi, per dare la possibilità alle imprese ed agli imprenditori di non chiudere definitivamente. – continua Benny Campobasso, presidente Confesercenti Puglia – Da un sondaggio Swg-Confesercenti alle imprese di turismo e commercio circa il 33% teme di non riaprire” – spiega il presidente Confesercenti Puglia -. Inoltre, lo svolgimento in sicurezza delle attività commerciali di cui è garantito l’esercizio (sanificazione, distanza di sicurezza, ingressi scaglionati negli esercizi per evitare affollamenti, etc.), pone altri interrogativi. Cosa si intende esattamente per sanificazione? E’ una pulizia che può curare l’impresa o bisogna rivolgersi a società certificate? Non è un punto di poca importanza visti i costi che i vari tipi di sanificazione possono prevedere: da poche centinaia a qualche migliaio di euro. E poi: tutti i costi devono essere scaricati sulle imprese o trattandosi di garanzie per la pubblica sicurezza devono essere garantiti dalle istituzioni?”.

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