Editoriali

Evergesia – Liturgia – Solidarietà

Nella “Historia Augusta” gli autori riferiscono, con ammirazione, che Marcus Aurelius Antoninus Augustus, meglio conosciuto come Marco Aurelio, Imperatore Romano dal 161 al 180 d.C., durante una grande epidemia passata alla storia come “peste antonina”, stabilì che i funerali dei più poveri venissero pagati dallo Stato. Ma le finanze dello stato (allora come oggi) non riuscivano a far fronte a tutte le necessità dell’impero e così, Marco Aurelio, per evitare di imporre nuove tasse ad una popolazione già tartassata e spremuta per quanto possibile, contribuì di tasca propria alle necessità dello stato mettendo all’asta, per ben due mesi nel Foro di Traiano, il suo patrimonio privato. Un grande esempio da parte dell’Imperatore. All’epoca la generosità privata, specie in tempo di crisi, era necessaria (oggi come allora) e contribuiva a coprire le spese che lo Stato, da solo, non riusciva ad affrontare. Tale generosità si esprimeva in due modi, il primo si definiva “evergesia” e chi la praticava era un “evergete”, letteralmente “benefattore”, che si accollava le spese per opere pubbliche ed iniziative popolari, che includevano anche il “panem et circense”, la distribuzione di cibo oltre gli svaghi offerti al popolo. L’atteggiamento di “magnificenza”, l’evergeta acquisiva anche il titolo di “magnifico”, conveniva ai ricchi sia per ribadire il loro status sociale sia per accrescere il prestigio personale e della famiglia. Chi faceva il bene della comunità lo faceva anche a se stesso. Il secondo modo per esprimere ed individuare la generosità privata erano le cosiddette “liturgie”. Cosa succedeva se, pur avendone la possibilità, non si volevano sostenere le spese per aiutare lo stato e il popolo? Già nel V secolo a.C. era stato messo a punto un sistema, per invogliare i ricchi a partecipare a queste spese, detto le “liturgie”. Mentre l’evergeta donava spontaneamente, la “liturgia”, letteralmente “servizio”, era una forma di beneficenza istituzionalizzata e, qualche volta, forzata. I ricchi erano tenuti, a turno, a pagare sia alcune spese per la tenuta dell’esercito che per l’organizzazione di feste pubbliche. Ci si poteva rifiutare ma questo significava perdere in prestigio sociale e, soprattutto, attirarsi la disistima della gente. Fatto importante, da non trascurare, che quasi sempre, in questi casi, si era sottoposti ad un processo e si poteva essere condannati al pari di un comune ladro. Tutto questo succedeva anche se il contributo non era ritenuto adeguato alle possibilità. I due modi “evergesia” e “liturgia”, seppure diversi, erano ritenuti buoni per ridistribuire ricchezza e finanziare i servizi pubblici. Con un sistema simile, il benessere dei ricchi significava, naturalmente fatte le dovute proporzioni, anche benessere per il popolo e, soprattutto, il miglior funzionamento dei servizi dello stato. Il coronavirus, nella sua drammaticità, ci sta dando tantissimi esempi di solidarietà, umanità, bontà… chissà che non ci stia dando pure l’occasione per verificare se questi sistemi antichi possono essere replicati ai giorni nostri. Tanti si chiedono, come usciremo da questo particolare momento, come e quanto influirà l’atteggiamento dell’Europa sul suo e nostro futuro. Allora viene da chiedersi se questi esempi, che ci provengono dal passato, non possano essere un modo per scongiurare che ne usciamo, anche, un pò più “razzisti” o, per essere più buoni, un pò più “egoisti”!?!?

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