Editoriali

Quelli dell’ultimo banco

A scuola c’è una regola non scritta, conosciuta da alunni e professori : non bisogna copiare ma se proprio devi o vuoi farlo, copia dal primo o dalla prima della classe. E se la prima della classe sbaglia il compito? Purtroppo, sbagliano tutti. Così è successo che la più brava, la più buona, la più bella, ha sbagliato il compito ma, non curante, si è, ancora una volta, aggiustata le piume ed ha tirato dritto, altezzosa come sempre. Mai avrebbe potuto avere un atteggiamento normale di fronte ad un fatto che normale non lo era per niente e così ha invitato tutti a casa sua o ha invitato tutti a fare come lei. Ha preparato, per l’occasione, un buffet a base di sushi, e prodotti orientali in genere, c’erano diversi ospiti cinesi con i quali i rapporti erano molto ma molto importanti per il suo business e non si poteva correre il rischio che non mangiassero niente o che potessero dire che a “lei” e ai suoi invitati il sushi non piaceva, c’era il rischio che si sentissero offesi e se ne andassero compromettendo gli affari, il business. I selfie si sprecavano alla ricerca di quello che più attirasse l’approvazione dei “soci” che, a dire il vero, avevano già fatto qualche minaccia, nemmeno tanto velata, di mollare tutto se solo si fosse pensato che potessero essere convalescenti o non all’altezza della magnifica serata, anche se la prospettiva era quella che tanti partecipanti non ci sarebbero stati al prossimo rinfresco, e non per colpa loro. Bollicine, fuochi d’artificio e musica da ballare tutti insieme, il più vicini possibile, proclami “urbi et orbi” che niente avrebbe interrotto l’idillio e che ancora una volta la prima della classe era “lei” ed era un ruolo che nessuno avrebbe nemmeno potuto avvicinare. A chiunque provasse a dire che forse lo sviluppo del compito non era quello giusto rispondeva piccata che era solo invidia e che “lei” non si sarebbe fermata e gli altri era bene che facessero altrettanto, seguitando a copiarla perché “lei” continuava ad essere la più buona, la più brava, la più bella. Quando il compito è stato corretto apriti cielo, non era possibile che fosse proprio “lei” ad aver sbagliato, la colpa era sicuramente di quelli, di giù, all’ultimo banco. E questi a rimpiangere di essersi lasciati ancora una volta tentare dal copiare e ancora una volta si erano pentiti poiché la traccia era già stata resa nota a tutti e loro avrebbero fatto sicuramente meglio. Non solo, si erano persino permessi di dare una possibile soluzione. Come osavano quelli, di giù, dell’ultimo banco di dare una soluzione, loro che, non importava se erano stati i più bravi, i più buoni, i più belli per tanto tempo fino ad essere presi ad esempio al punto che tutti copiavano da loro, non avevano mai raggiunto la sufficienza e che potevano, anche in questo caso, solo copiare o sperare che “lei” gli facesse arrivare la copia. Al massimo la soluzione che avevano dato poteva essere una di quelle che “lei” aveva già usato in passato. Intanto diventava sempre più complicato rimettere in ordine le piume e pure ai professori più affascinati e attratti dagli aperitivi da bere nella casa posta al centro dell’Europa, cominciavano a mancare gli argomenti per difenderla, cominciavano ad essere tanti quelli che non avrebbero partecipato più a nessun aperitivo e, soprattutto, cominciavano a considerare che forse, anche, questa volta, quelli, di giù, all’ultimo banco, avevano visto giusto poiché coloro che non avevano copiato avevano un voto migliore di tutti gli altri. “Lei” era l’unica a non accorgersi che, nonostante tutto, i compagni di classe desideravano ardentemente che si riprendesse subito perché, è vero che tutti possono sbagliare ma erano certi che “lei” in futuro non avrebbe più sbagliato e si sarebbe potuto riprendere a copiare, che poi, diciamolo, è così comodo!

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