Editoriali

Buona Pasqua

E’ strano quello che ci sta succedendo. “Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi” ma così proprio non ce l’aspettavamo. Probabilmente è successo a tutti di passare una Pasqua da soli ma, quasi sempre, per scelta o per impegni di lavoro, questa volta scelte non ce ne sono, o meglio, altri hanno scelto per noi, per il nostro bene. La limitazione del contatto fisico pesa molto, poichè la nostra storia, la nostra cultura, le nostre abitudini lo prevedono da sempre. Per noi non c’è incontro, non c’è saluto senza una stretta di mano o un abbraccio, ne abbiamo bisogno. Noi viviamo i rapporti in modo diverso rispetto ad altri. Non è raro che una mamma si riferisca al figlio cinquantenne come “quire criature” “quel bambino”. In altri paesi questo non potrebbe mai succedere poichè hanno, a parità di affetto, un modo di vivere queste situazioni completamente diverso. Non è pensabile, per loro, che un figlio rimanga in casa oltre l’età giovanile e per questo viene invogliato, indirizzato, educato da subito a cavarsela da solo e, appena possibile, crearsi una sua autonomia. Questa cultura del distacco, dell’autonomia fin da giovani, incide sui rapporti tra genitori e figli, tra amici, tra fidanzati, tra marito e moglie. Non c’è differenza di affetti, che in egual modo accomunano tutti in tutto il mondo, è semplicemente un modo di viverli in maniera diversa. Un ragazzo aveva una fidanzata, della quale era innamoratissimo, in un paese del nord Europa, dopo qualche tempo confessò che, purtroppo, la loro storia era finita perché lei non voleva trasferirsi in Italia e lui, così diceva, non sarebbe mai riuscito a vivere in un paese dove il sole scompare per periodi lunghi e dove alla fine di una barzelletta sei costretto a spiegarla. C’è per chi, invece, ogni momento è buono per farsi una bella risata, quasi sempre al sole. Storie diverse, culture diverse, che convivono e possono continuare a farlo nel reciproco rispetto. Non ho avuto un attimo di esitazione nello scegliere un’immagine che rappresentasse questa Pasqua di Resurrezione, non immagini di sorrisi o risate, niente sole o allegria ma quella di un uomo che cammina sotto la pioggia, con le spalle ricurve, mostrando tutta la fragilità e portando il peso di un mondo che desidera riconoscersi in valori di solidarietà ma stenta a farlo perchè prigioniero di egoismi ingiustificati. Che lezione ci ha dato Papa Francesco! Non riesco e non voglio togliere dalla mia mente quell’immagine che mi ha dato la certezza che non sarò mai solo. Così come non toglierò mai dalla mia mente quelle a cui non pensavo di dover assistere nella mia vita : la fila di camion pieni di bare e la fossa comune a New York. Che tristezza! Le certezze vacillanti, la consapevolezza ritrovata della fragilità e della vulnerabilità ci consentiranno, ne sono certo, di disegnare un futuro più ricco di solidarietà, di condivisione, di umanità, di rispetto, di dignità per tutti. Ho scelto l’immagine di Papa Francesco che cammina sotto la pioggia per auguraci Buona Pasqua, perchè è una sintesi di forza e debolezza, di certezza e dubbio, di amore e misericordia, di luce e speranza nell’intervento del Signore perchè accolga le nostre suppliche, ponga fine a questo momento drammatico e ci faccia tornare il più presto possibile a riabbracciarci. Buona Pasqua a tutti i vecchi più fragili, più soli, più lontani dall’effimero; Buona Pasqua ai giovani che con la loro forza, con il loro entusiasmo, con il loro sorriso, con il loro impegno, rappresentano l’unica certezza per un futuro migliore; Buona Pasqua alle donne e agli uomini che quotidianamente abbraciano il mondo e tutti insieme lo proteggono perchè sia almeno altrettanto bello per quelli che verranno. Buona Pasqua a tutti.

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