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Il futuro alle spalle

E’ un momento in cui è facile sentirsi in bilico tra la voglia di continuare, imperterriti, ad osservare le indicazioni che arrivano dal governo perché questa, siamo convinti, è l’unica maniera per bloccare, e poi sconfiggere definitivamente il virus, e il desiderio di ricominciare a muoversi, lavorare, vivere per non sentirsi sconfitti. C’è la sensazione, però, che le cose che vengono dette manchino di qualcosa, forse un pò più di prudenza, praticità, attenzione, buonsenso. Si fa presto a dire “state in casa”, ma a qualcuno è venuto in mente che non tutti hanno case confortevoli e in qualcuna di queste, forse, bisogna prendere il numero per andare in bagno e anche solo la scelta di un canale televisivo o il volume può trasformare questo periodo in un inferno? Dopo un pò, in bilico ti senti anche per la scelta tra un libro e la televisione, leggere o vedere ? Il primo necessita di silenzio e concentrazione, il secondo, più immediato, può soddisfare la voglia di vedere le proprie idee riconosciute nelle affermazioni di qualcuno di quei presenzialisti/tuttologi che affollano i programmi televisivi e trarne una sorta di gratificazione emotiva. Alla fine vince la seconda. Due aspetti di questi giorni terribili, che portano il pensiero verso quelle persone che questi problemi li vivono realmente. Viene da pensare, anche, a chi giovane non lo è più, a quelli che hanno vissuto il tempo in cui l’adolescenza non era ancora stata inventata, si diventava grandi secondo le necessità, che gli anni fossero pochi o tanti non era importante, a quelli che non considerano più la vecchiaia come un dono di Dio ma un periodo della vita tremendo perché gli amici non ci sono più, a quelli che la solitudine non riescono più a riempirla con i soli pensieri e ricordi, a quelli che le notizie erano quelle ascoltate in piazza, al consueto appuntamento con qualche altro “sopravvissuto”, perché facebook o whatsapp sono ancora un mistero, a quelli per cui le chiacchiere non sono mai banali ma ricche di esperienze, di aneddoti di vita vissuta e riportate in un’attualità che oramai li considera solo una “voce di costo o di profitto” se non, addirittura, un problema per il quale bisogna scrivere delle nuove regole anche per l’accesso ai servizi essenziali. In un attimo hanno dovuto rinunciare alle loro abitudini, alla loro quotidianità, alle piccole cose, metodiche ma essenziali, per continuare a dare un senso ai giorni che ancora restano da vivere. La spesa al negozio o al mercato, il nipotino da portare a scuola o accompagnare a giocare a calcio, in piscina o in palestra, dal dottore per le ricette di tutta la famiglia e il giorno di mercato alzarsi ancora prima di quello che già non si fa tutti i giorni per non correre il rischio di non trovare quella tale verdura, quella tale frutta per i ragazzi, che non hanno mai tempo, quando ci sono, altrimenti mettere da parte in attesa che vengano o che ritornino. Oggi l’attenzione è rivolta al mondo del lavoro, tra gli aspetti drammatici di questi momenti vi sono le considerazioni su quello che succederà dopo e si cominciano a fare ipotesi su quanti il lavoro non lo avranno più e dovranno sperare di trovarne un altro. Giustissimo rivolgere gli sforzi maggiori a questo aspetto, a queste persone. Ma quanti di questi vecchi ritroveremo e come li ritroveremo quando quest’incubo sarà finito? Ragazzi che il futuro l’avete messo, quasi tutto, alle spalle, coraggio, ancora un piccolo sforzo, perché passata la nottata, saremo felici di rivedervi, ritrovarvi e riabbracciarvi in piazza per ascoltare i vostri racconti, le vostre storie che ci fanno tornare a casa ogni volta con il sorriso e chissenefrega se era vera o inventata. Buona Pasqua, con tutto l’affetto del mondo, e non vi sentite soli, con voi ci sono i vostri ricordi, i tanti sacrifici e i giorni belli che hanno caratterizzato la vostra vita, e se vi capita di pensare ad un momento triste, ad un parente o un amico lontano che vi manca particolarmente, a quello che vi ha lasciato definitivamente, fatelo e se una lacrima vi solcherà il viso, non vi vergognate, vuol dire che siete vivi, anche con i sentimenti e di amore, di affetto ne potete dare ancora tanto. Noi tutti ne abbiamo bisogno!
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