Editoriali

Lavarsi le mani

Come fai a lavarti le mani, più volte al giorno, se l’acqua non ce l’hai? Uno dei problemi da affrontare e risolvere è proprio questo, una disuguaglianza economica sempre più accentuata. Laddove la ricchezza si moltiplica quasi autonomamente altrettanto autonomamente si moltiplica anche la povertà. Il modello di capitalismo che ha caratterizzato lo sviluppo sociale e tecnologico degli ultimi anni non può reggere oltre, bisognerà trovare una forma diversa e più inclusiva, a livello globale, di economia e di convivenza. Questa può essere l’occasione giusta, le grandi rivoluzioni economiche e sociali hanno seguito sempre momenti bui, non possiamo e non dobbiamo lasciarci sfuggire questa occasione. E’ il momento di coinvolgere, in un progetto comune, le menti industriali, scientifiche, manageriali, più qualificate per combattere la disuguaglianza che esiste nel mondo. La globalizzazione, l’apertura delle frontiere e la libera circolazione delle persone e delle merci non ci ha portati da nessuna parte, l’unica applicazione pratica, secondo il modello immaginato, è quella del coronavirus che si muove dove e come vuole non guardando in faccia a nessuno. Sono in tanti, forse per esorcizzare la paura, che tirano in ballo, in questo momento, “a livella” di Totò ma dall’altra parte c’è chi sostiene che “il virus arriva in prima classe, con i ricchi, e miete vittime soprattutto tra i poveri”. Solo perché sono molti di più? Una battuta necessaria, questa, per sottolineare che anche di fronte a situazioni di questo genere esistono considerazioni diverse poiché se è vero, come è vero, che tutto il mondo economico è stato colpito da questa pandemia, bisogna sottolineare la notevole differenza, e le diverse conseguenze, tra una multinazionale, una piccola o media industria, un’impresa artigianale e il parcheggiatore abusivo. Quello che doveva essere un sistema economico, finanziario e sociale che avrebbe dovuto avvicinare di più le persone, di tutto il mondo, al lavoro, al benessere necessario per una vita dignitosa, si è ridotto ad una semplice ricerca di maggiori guadagni per pochi. Abbiamo necessità di immaginare un futuro diverso e muoverci per realizzare quanto necessario perché le distanze vengano, almeno, accorciate e per questo non può essere utile “il reddito universale” (ogni tanto fa capolino un qualche reddito…a prescindere) poiché alle persone non necessitano regalie di qualsivoglia genere ma opportunità vere di lavoro che significhino guadagno e dignità. Le nazioni più ricche hanno bisogno di aprirsi a quelle più povere per mandare avanti quella che oggi viene definita “la filiera” senza che questa si interrompa con conseguenze tragiche per tutti. Ritorna alla mente l’apologo, nel 494 a.C., del ventre e delle membra, di Menenio Agrippa. Molto interessante e appropriato può essere anche il discorso che Winston Churchill fece a Zurigo nel 1946 con il quale si rivolgeva “all’Europa fonte della fede e dell’etica cristiana, culla delle culture, delle arti,della filosofia e della scienza, dei tempi antichi e moderni a evolvere negli Stati Uniti d’Europa. Esortava i popoli europei a elevarsi alle vette dell’animo umano, a farsi spiritualmente magnifici, a edificare un luogo in cui il piccolo sarebbe stato alla pari del grande, a consegnare alla storia un senso più ampio di patriottismo e cittadinanza comune, nel quale infine le donne e gli uomini avrebbero preferito la morte alla tirannia”. Gli interventi futuri dovranno tener conto di tutti gli errori fatti fino ad ora e correggerli partendo dal riconoscimento di diritti e di dignità per tutte le persone da qualunque parte esse provengano o in qualsiasi parte esse vivano. 

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