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“Mai rovinare una bella storia con la verità”

Esistono racconti, storie, leggende, per le quali non ci sogneremmo mai di andare alla ricerca di possibili riscontri storici, correndo il rischio, così, di scoprire la verità e rovinare tutto. Penso ai racconti dei nonni o ai tanti bei romanzi che abbiamo letto nel tempo. Sono cresciuto con l’immagine di mio nonno che perde i capelli per colpa di una fucilata del nemico, siamo nella prima guerra mondiale, che lo colpisce proprio lì e gli fa saltare tutti i capelli. Beata innocenza dei bambini e benedetti i nonni che i racconti sanno condirli di quei particolari che ti fanno stare a bocca aperta, ti affascinano e ti fanno sognare, a lungo. Non so quanti si siano interessati a quella che sto per raccontarvi ma potrei dirvi con certezza quanti sono stati quelli che hanno visto il film o i films che da essa sono stati tratti. Una partita di calcio, che fa da sfondo a momenti storici veri, romanzata magnificamente ed usata per esaltare un momento di ribellione contro l’invasore. Era il 1942 e la Germania aveva invaso l’Ucraina. Come tutti i popoli che perdono la libertà, anche il popolo ucraino non sottostava volentieri ai conquistatori e, come succede in questi casi, cercavano di boicottare ogni attività, ogni iniziativa, in ogni modo e con ogni mezzo. I tedeschi pensarono che organizzare un campionato di calcio avrebbe dato una parvenza di normalità e distratto tutti dall’attenzione costante su di loro, invasori. Allora, come oggi, il calcio era molto seguito e capace di regalare qualche momento di distrazione agli appassionati. Così decisero di mettere insieme un pò di squadre per dar vita ad un vero e proprio campionato di calcio. Ad organizzare la squadra di casa ci avrebbe pensato Ivanovic Kordik, appassionato di sport, personaggio molto intraprendente che era riuscito a farsi assegnare dai tedeschi la direzione del panificio della città di Kiev. Come inserviente, precedentemente aveva lavorato come “ingegnere panificatore”, assunse il portiere della Dinamo Kiev, Nikolaj Trusevic, che aveva conosciuto in altri momenti e sapeva che non se la passava molto bene. Con lui, in quel posto, avrebbe subìto, di certo, meno soprusi, avrebbe avuto qualcosa da mangiare e un posto dove dormire sicuro. Quando i tedeschi resero ufficiale l’organizzazione del campionato di calcio, Ivanovic Kordik chiese a Nikolaj Trusevic di rintracciare, nel più breve tempo possibile, i suoi ex compagni di squadra e altri giocatori, per formare la squadra ma soprattutto per sottrarli ad una quotidianità, per tutti, molto difficile. Arrivarono, così, sia gli ex giocatori della Dinamo che della Lokomotyv Kiev, l’altra squadra della capitale ucraina. Il campionato sarebbe cominciato il 7 giugno e vi avrebbero partecipato sei squadre, formate da soldati tedeschi, ungheresi, rumeni, e la Ruch, formazione composta da giocatori ucraini filo-tedeschi e anti-sovietici. Start FC questo il nome della squadra formata da Ivanovic Kordik e Nicolaj Trusevic, la divisa era di colore rosso, non per scelta ma perchè l’avevano trovata casualmente in un magazzino abbandonato. La Start FC cominciò il campionato vincendo contro tutte le altre squadre, 7 a 2 alla Ruch, 6 a 2 contro la squadra formata da soldati ungheresi e 11 a 0 contro quella dei soldati rumeni. La cosa non piaceva ai capi della “wehrmacht” visto che il campionato l’avevano voluto per fare propaganda anche attraverso i risultati sportivi. Intanto la popolazione si appassionava sempre di più e vedeva le vittorie, di quella che ritenevano la loro rappresentativa, come un ulteriore incoraggiamento a combattere l’invasore. Venne il giorno della partita contro la PGS, la squadra formata dai soldati tedeschi, alla quale non venne risparmiata una figuraccia con un pesante 6 a 0. La Start FC diventava sempre più un simbolo di riscossa per gli abitanti di Kiev e per gli ucraini in genere. La “wehrmacht” aveva bisogno di una vittoria per riaffermare la propria supremazia anche a livello calcistico e cosi decise di far incontrare La Start FC con quella che loro ritenevano la squadra invincibile, il Flakelf. Il risultato della partita fu ancora una vittoria della Start, 5 a 1. I tedeschi digerirono ancora meno questa ulteriore sconfitta e pretesero una rivincita, non solo, ma la partita si sarebbe dovuta giocare dopo soli due giorni per non lasciare il tempo ai giocatori della Start FC di riposare e di recuperare un pò di forze visto che comunque continuavano a lavorare e il cibo non era certo abbondante. Le condizioni erano queste e non si potevano certo discutere. Il Flakelf venne ulteriormente rinforzato dando, questa volta, maggiore sicurezza per la vittoria. Anche, forse soprattutto, per questo motivo la partita venne annunciata con grande pubblicità, vennero affissi manifesti in tutta la città e su tutti i giornali si esaltava la forza del Flakelf. Prima della partita l’arbitro, tedesco, accompagnato da un alto ufficiale, entrò nello spogliatoio della Start FC pretendendo il saluto “heil hitler” e ricevendo un secco rifiuto da parte di tutti i giocatori e lo staff tecnico. Lo stadio era pieno di soldati in uniforme tedesca, tutti armati, solo un piccolo settore era stato riservato ai tifosi locali, quasi tutti vecchi, donne e bambini. I tedeschi volevano vincere ad ogni costo e, complice l’arbitro, cominciarono subito ad intimorire con falli di ogni genere i giocatori avversari, cosi dopo poco dall’inizio si portarono in vantaggio 1 a 0. Dall’angolo dello stadio dove stavano i tifosi ucraini, a quel punto, si levò un incitamento che i giocatori recepirono come un urlo di leone e come leoni reagirono, rifilando 3 gol alla squadra avversaria, fine primo tempo 3 a 1 per la Start FC. Appena rientrati negli spogliatoi un ufficiale delle SS vi fece il suo ingresso e, senza giri di parole, disse che quella partita loro la dovevano perdere altrimenti avrebbero perso la vita. Tutti si guardarono in faccia, senza dire una parola, sapevano che quella era una minaccia vera! Al rientro in campo furono accolti da applausi e urla di gioia dai loro pochi tifosi, quei pochi ucraini ammessi sugli spalti, sembrava, quasi, che sovrastassero, con il loro entusiasmo, quello, a dire il vero, non proprio convinto, dei tifosi tedeschi. Passarono pochi minuti e il Flakelf accorciò le distanze 3 a 2, il solito gioco intimidatorio fatto di falli che l’arbitro faceva finta di non vedere mentre era molto attento a fischiare ogni minimo contatto dei giocatori della Start FC. Non c’era bisogno più di questo aiuto, i giocatori della Start FC erano impauriti, frastornati, sembrava che d’un tratto avessero dimenticato come si giocava a pallone. Altra azione, altro gol 3 a 3 tra gli applausi, questa volta più convinti, dei tifosi tedeschi e quelli ancor più fragorosi della “wehrmacht”. Il gioco scorreva in attesa dell’epilogo che tutti, quasi, aspettavano per dar vita ai festeggiamenti, quando da quell’angolo di stadio, i tifosi ucraini, rimasti in silenzio fino ad allora, come se avessero intuito quello che stava succedendo in campo e fuori, si levò un incitamento, un grido di ribellione, una richiesta di aiuto, un grido di speranza, che arrivò dritto al cuore, e alle gambe dei giocatori della Start FC. Fu così che ripresero a giocare e a segnare altri due gol 5 a 3. Mancava poco alla fine quando Klimenko, difensore della Start, arrivò in area, dribblò anche il portiere e anzichè segnare il sesto gol scagliò il pallone verso la tribuna. L’ultimo atto di ribellione di chi sapeva che con quella partita si era giocato la vita. Al fischio finale, sugli spalti, gli umori erano all’opposto, da una parte si aveva la sensazione di essersi liberati in un sol colpo degli invasori, dall’altra quella di aver fallito. Tutti i giocatori della Start FC, uscendo dal campo tra soldati armati, ebbero la consapevolezza di aver vinto la partita ma di aver perso la vita! Nelle settimane che seguirono, i giocatori che lavoravano nel panificio diretto da Ivanovic Kordik vennero sostituiti e di loro non se ne seppe più niente, altri vennero fucilati. Si dice che solo tre di loro riuscirono a fuggire. Ancora oggi si ricorda quella partita al grido di “Krasny sport ne umriot” “Lo sport rosso non morirà mai”. Questa la prima, la leggenda, il racconto. Poi c’è stato qualcuno che ha voluto smentire quanto era stato raccontato per anni, parlando di riscontri storici, di prove a favore della verità. Era tutto “inventato”, secondo loro, la partita si era svolta regolarmente e rientrava tra quelle del campionato che si giocava in quel tempo, sugli spalti c’era un clima di festa dall’una e dall’altra parte, non c’erano soldati armati, il risultato finale tra la Start, formata da giocatori professionisti della Dinamo e della Lomotiv Kiev e la Flakelf, formazione formata da giocatori tedeschi, fu effettivamente di 5 a 3 ma nessuna intimidazione o falli fuori dal regolamento, un sano agonismo e alla fine i giocatori non mancarono di salutarsi, come sempre succede alla fine di un avvenimento sportivo. La guerra continuò trascinandosi appresso vittime con la maglietta rossa e con la maglietta di altri colori, poi finì. L’Ucraina fu liberata nel 1943. Io preferisco la prima! Il film, quello più famoso e più visto è “Fuga per la vittoria”.

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