Editoriali

Misteri della Fede

Ieri ho seguito, insieme a qualche milione di miei simili, con molta attenzione e partecipazione sia il discorso di Papa Francesco che quello del nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Entrambi mi hanno emozionato, in entrambi ho visto la sofferenza, la partecipazione, la voglia di arrivare al cuore oltre che alla mente delle persone, di tutte le persone, chiunque esse fossero, ovunque si trovassero. Due figure rasserenanti! E’ vero, hanno detto cose che qualcuno, forse, aveva già pensato, ma in una circostanza di quel genere non era necessario essere originali, era importante che il messaggio fosse chiaro, per i credenti e non, che se si è su una barca in mezzo ad una tempesta in alto mare, è meglio remare tutti insieme per cercare di venirne fuori, e se arriva un aiuto ancora meglio. E’ chiaro che se restiamo in balia delle onde e non facciamo qualcosa per segnalare la nostra presenza nessuno potrà aiutarci. Questo vale per Dio e per i Capi di Governo con i quali ci stiamo confrontando per uscire fuori dalla tempesta nel modo migliore possibile. Non sono tanto distanti le difficoltà che stiamo affrontando e le richieste d’aiuto che stiamo rivolgendo. Papa Francesco si è fatto tramite del nostro pensiero e il Signore ha dato la sensazione che stesse rispondendo con quella pioggia che si posava incessante, quasi con violenza, su quelle vecchie ma solide spalle piegate, sembrava ci stesse richiamando a maggiori sacrifici, a maggiore attenzione ai problemi veri, a ricordarci che non esiste solo il sole e la bella stagione, così come ci stavamo convincendo, ma che da un momento all’altro può arrivare un temporale e può trovarci impreparati se non siamo stati attenti prima, se non abbiamo colto i segnali. E’ stato chiarissimo Papa Francesco nel riportarci ad una realtà che stavamo dimenticando, ricordandoci la nostra fragilità, il nostro essere parte di un mondo che ha bisogno di noi come noi abbiamo bisogno del mondo. E’ proprio questa scoperta, in un momento in cui pensavamo di essere invincibili, che non riusciamo a comprendere e che il Signore, tramite il Papa, ci ha fatto vedere attraverso quella passeggiata, sotto la pioggia, verso il luogo da dove avrebbe manifestato la Sua Bontà benedicendoci e liberandoci dei nostri peccati. Un nuovo punto di partenza. Come fanno tutti i genitori quando appianano qualche problema con i figli e segnano un “nuovo punto di partenza”, con lo stesso affetto immutabile nel tempo. Non bisogna per forza credere per “apprezzare” tutto questo, ma non bisogna per forza richiamare sempre e comunque la necessità “di pane anziché di parole” poiché non tutti hanno la stessa fame, non tutti gradiscono la stessa pietanza e tutti possono essere d’accordo che anche quello della fame è un argomento almeno altrettanto serio. Non è certo il Papa che si sottrae a queste considerazioni o non sollecita, in ogni occasione, maggiore vicinanza, in tutti i sensi, a chi soffre. Poi esistono i “Misteri della Fede” e qui ognuno è libero di fare e pensare come meglio crede, chiamiamolo per comodità ” libero arbitrio”. Altrettanto chiaro è stato il Nostro Presidente della Repubblica, facendo da tramite per tutti noi, nel ringraziare quanti in questo momento, anche a rischio della vita, stanno cercando di riportarci a quella normalità che tanto ci manca. Chiaro anche nel sottolineare la nostra attenzione e rispetto delle regole imposte dal Governo per combattere questo male sconosciuto, così come è stato molto chiaro nel dire che siamo tutti sulla stessa barca, in balia delle onde e la nostra richiesta di aiuto, dettata dalla gravità della situazione, vuole semplicemente ricordare che ne usciremo solo remando tutti insieme. E’ stato altrettanto chiaro nel ringraziare la Comunità Europea per gli sforzi fatti fino ad ora ma sollecitandone altri, di maggiore portata, che possano sortire gli effetti necessari a riprenderci dopo questo momento particolarmente critico. Non è momento di egoismi questo, piuttosto una grande prova di comunione, di fratellanza, di solidarietà, di rispetto, di umanità, alla quale è chiamato tutto il mondo. Diventa, così, più difficile comprendere taluni interventi apparsi, questa mattina, sui mezzi di comunicazione di massa, nei quali non si è persa occasione per ricordare il rimpianto scrittore, semiologo, filosofo, Umberto Eco, che disse, durante un’intervista al giornale spagnolo El Mundo nel 2015, “todos los locos y idiotas, tienen derecho a la palabra pùblica…” ….tutti hanno il diritto di parlare. Si può essere d’accordo o meno con quanto si vede, si ascolta o si legge, ma, per favore argomentate il pensiero perché chi vi legge abbia la possibilità di capire senza dover cercare di interpretare, magari sbagliando, quanto, chi ha scritto, volesse dire. Esistono, nella comunicazione moderna, tre elementi fondamentali : La radio – La televisione – Il giornale (o i mezzi di comunicazione di massa dove chiunque può scrivere). La radio dà la notizia – La televisione la fà vedere – Il giornale (o i mezzi di comunicazione di massa dove chiunque può scrivere) la spiega. Perché la comunicazione sia una buona comunicazione c’è bisogno di almeno due di questi elementi. Non trovate anche voi frustrante se avete scritto una cosa e qualcuno vi risponde come se l’argomento fosse un altro ? Non vi ponete la domanda se il vostro messaggio era sufficientemente chiaro, prima di ritenere l’altro incapace di comprendere ? Non vi infastidisce se l’altro, non sapendo come argomentare una risposta, dice qualcosa giusto per dirla o cerca di spostare l’attenzione su qualcosa che non c’entra niente ma che conosce meglio ?

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